Sono passati 10 anni dal trapianto da donatore e 12 da quanto tutto è cominciato.
Oggi, ancora più di allora, sono grato a chi si è dato da fare per starmi vicino, salvarmi la vita, donarmi il midollo.
10 anni sono tantissimi, essere un sopravvissuto (tecnicamente si dice così) al mieloma e al trapianto è bellissimo.
Tutto procedeva in modo tranquillo, come le altre volte.
Gli indicatori erano a posto.
Mi sentivo bene ed ero contento.
Pensavo di fare la mia visita in tranquillità.
Ho dei medici incredibili che mi hanno salvato la vita. Ho una famiglia che amo. Ho delle passioni che cerco di coltivare come lo scrivere e il calcio. Ho scritto tre libri. Il cancro me l'ha fatta vedere brutta, ma brutta, brutta brutta.
lunedì 18 aprile 2016
sabato 7 novembre 2015
La vita salvata, la felicità e l'immunofissazione negativa
Ci penso
spesso, tutti i giorni. A come sto. E ci penso ancora di più dopo il controllo.
Sentirsi
dire che le cose vanno bene dai tuoi ematologi è una sensazione speciale e
irripetibile.
Per
quante volte lo abbia, fortunatamente, sentito non mi basta mai.
Esco dalla stanza e mi sento vicino alla felicità; che si compie nella sua interezza
quando lo posso dire a chi mi vuole bene: la mia famiglia, quelli su cui faccio
affidamento.
So perfettamente che non è scontato, come so che da quella stessa stanza c'è chi esce soffrendo perché ha avuto notizie non positive.
A soffrire sono in tanti.
Non esiste un'unità di misura della felicità: o c'è o non c'è. Non mi interessano le consolazioni: la felicità non è fatta di cose, grandi o piccole che siano, è fatta di anima, della nostra anima e di tutte le anime che sentiamo vicine.
Non ha una misura ma ha un sinonimo, per me quel sinonimo è immunofissazione negativa o anche remissione completa.
Ogni
volta,quando devo rientrare all’Istituto per gli
esami e per le visite, ripercorro, mentalmente, tutti i passi che ho compiuto sino a quel momento,
uno dopo l'altro.
Mi ricordo
tutto, dalla prima volta al giorno prima dell'ultima visita fatta. Alle volte che ho visto i miei dottori e alle volte che mi hanno curato e rassicurato. E, insieme al mio donatore, salvato la vita.
E naturalmente
ripenso all'alternativa, quella che non lascia scampo.
E' come a testa o croce, non esiste il pareggio: o ce la fai o non ce la fai. Punto.
E' come a testa o croce, non esiste il pareggio: o ce la fai o non ce la fai. Punto.
Per questo ogni
giorno di vita è un giorno importante.
Penso a
quanta energia e forza ci mettono tutti quelli che sono in cura per il cancro:
non c'è scelta, devi lottare per forza. Senza, prima, sapere come finirà.
Penso ai
guerrieri, grandi e piccoli, che combattono pacificamente: ai guerrieri che non
fanno male a nessuno. Ma non per questo sono meno grandi. Alcuni li vedo e basta, altri
e altre li conosco personalmente. Posso immaginare cosa provano, per questo a loro voglio bene.
Siamo
fragilissimi. Tutti. I sani, i malati, gli ex malati.
C'è chi
se ne rende conto e chi no; ci sono coloro che si sentono onnipotenti perché
sono riusciti a ingannare il prossimo e ci sono coloro che provano a migliorare
la vita degli altri.
Ho
conosciuto entrambe queste tipologie di esseri umani: chi ha sfregiato le anime con un gesto o una parola, e chi ha donato (il midollo o anche solo
un sorriso) e ha salvato qualcun altro.
Sul fatto
che siamo tutti uguali nutro più di qualche dubbio.
Kant
scrisse: "Date a un uomo tutto quello che
desidera e nonostante ciò, proprio in questo istante, egli sentirà che tutto
non è tutto".
Il grande filosofo aveva tracciato prima di Pasolini, di
Dalla e De Gregori ("cosa sarà che ci fa comprare di tutto, anche se è di
niente che hai bisogno, cosa sarà che ti strappa dal sogno"); di Mary
Douglas, di Sennet e del marketing contemporaneo la linea di demarcazione sulla
felicità del possesso, del profitto e dell’accumulo. Teorizzando l'esistenza dell'infelicità da mancanza.
La creazione dell’insoddisfazione come ragione del consumo ci
ha fatto perdere di vista cosa veramente dovremmo desiderare.
Beh, per me è molto semplice, dovremmo desiderare di stare bene di salute, di essere sicuri che ci vengano assicurate le cure migliori.
E' la salute che ci permette di amare, di lavorare, di
affrontare la vita con dignità e di cercare la nostra personale felicità.
Lo sa bene chi non sta bene, chi ha perso la salute, chi si
sta curando.
Chi tutti i giorni ha un controllo da fare, chi la sta cercando.
Voglio ricordare Gianni Bonadonna, un grande ematologo italiano.
Ero andato a trovarlo qualche tempo fa e mi aveva mostrato, insieme a i suoi collaboratori, la piccola storia di come hanno messo a punto la cura per il linfoma di Hogdkin. Cura che ha salvato molte vite. La sua grande umanità non potrò dimenticarla. Lui è un altro che mi ha fatto toccare la differenza tra dolce vita e la salvezza.
E poi Pino...
Pace e salute per tutti i fratelli.
Voglio ricordare Gianni Bonadonna, un grande ematologo italiano.
Ero andato a trovarlo qualche tempo fa e mi aveva mostrato, insieme a i suoi collaboratori, la piccola storia di come hanno messo a punto la cura per il linfoma di Hogdkin. Cura che ha salvato molte vite. La sua grande umanità non potrò dimenticarla. Lui è un altro che mi ha fatto toccare la differenza tra dolce vita e la salvezza.
E poi Pino...
Quell’autostrada è un muro
Pieno di felicità
Ed io rimango sveglio
Cercando qualcuno
che vuole fumare a metà
E correndo te ne vai
Chiudi gli occhi e non ci sei
E hai voglia di un caffè
Che ti tiri un po’ più su
Pieno di felicità
Ed io rimango sveglio
Cercando qualcuno
che vuole fumare a metà
E correndo te ne vai
Chiudi gli occhi e non ci sei
E hai voglia di un caffè
Che ti tiri un po’ più su
Ma che vuò cchiù
Ma che vuoi
se tutto non è come sei
Ma che vuò cchiù
Ma che vuoi se non respiro mai
E non so che giorno è
Mi sconvolgo sempre un po’
Per gridare qualche nome che
Ho inventato e non lo so
Ma che vuò
che vuò cchiù
Il feeling è sicuro
Quello non se ne va
Lo butti fuori in ogni momento
E tutta la vita sai
di essere un nero a metà
Mentre il buio se ne va
Ti ritrovi a testa in giù
Perché hai dato sempre tanto
E adesso nun ‘o tiene cchiù
Ma che vuò cchiù
Ma che vuoi se tutto non è come sei
Ma che vuò cchiù
Ma che vuoi se non respiro mai
E non so che giorno è
Mi sconvolgo sempre un po’
Per gridare qualche nome
che ho inventato e non lo so
Ma che vuò
che vuò cchiù
no .. no ..
Ma che vuoi
se tutto non è come sei
Ma che vuò cchiù
Ma che vuoi se non respiro mai
E non so che giorno è
Mi sconvolgo sempre un po’
Per gridare qualche nome che
Ho inventato e non lo so
Ma che vuò
che vuò cchiù
Il feeling è sicuro
Quello non se ne va
Lo butti fuori in ogni momento
E tutta la vita sai
di essere un nero a metà
Mentre il buio se ne va
Ti ritrovi a testa in giù
Perché hai dato sempre tanto
E adesso nun ‘o tiene cchiù
Ma che vuò cchiù
Ma che vuoi se tutto non è come sei
Ma che vuò cchiù
Ma che vuoi se non respiro mai
E non so che giorno è
Mi sconvolgo sempre un po’
Per gridare qualche nome
che ho inventato e non lo so
Ma che vuò
che vuò cchiù
no .. no ..
Ma che vuò
che vuò cchiù
che vuò cchiù
Pace e salute per tutti i fratelli.
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la mia esperienza con il mieloma raccontata in un filmato su youtube https://www.youtube.com/watch?v=UlHYZ60gkqc
Questo è il mio libro di cui è uscita la ristampa 101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere
@mda1966
la mia esperienza con il mieloma raccontata in un filmato su youtube https://www.youtube.com/watch?v=UlHYZ60gkqc
Questo è il mio libro di cui è uscita la ristampa 101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere
@mda1966
giovedì 3 settembre 2015
101 perchè sulla storia di Milano che non puoi non sapere
Oggi esce la ristampa del libro su Milano 101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere che ho scritto insieme a Giuliano Pavone sulla mia città. Edito da Newton Compton
Qui sotto metto il testo del numero 101, quello che chiude il libro e riguarda la mia esperienza con l'Istituto dei Tumori di Milano.
101. Perché a Milano si può tornare a vivere
In via Venezian, nel 1925, iniziò la storia dell’Istituto nazionale
per la cura e lo studio dei tumori. Il fautore dell’iniziativa, dopo aver già
fondato l’università, fu il sindaco di Milano Luigi Mangiagalli, un medico
illuminato. Il progetto fu finanziato, incoraggiato e sostenuto dalla
borghesia milanese del tempo e dal «Corriere della Sera» del direttore Luigi
Albertini.
Il legame con la città fu immediatamente forte.
Durante il consiglio comunale del gennaio 1925 il sindaco sottolineò
l’importanza, per la città, di dotarsi di un centro all’avanguardia per lo
studio dei tumori. Fu così deliberata la costruzione di un nuovo ospedale che
venne intitolato al re Vittorio Emanuele iii. Da quel momento non si è mai smesso di affrontare il cancro con
l’obiettivo di curarlo, di batterlo. A qualunque costo, come fece Pietro
Rondoni, il direttore di quel luogo di cura, durante il periodo
dell’occupazione nazista. Le ss si presentarono in via Venezian per sequestrare il radium (il metallo
scoperto da Marie Curie) utilizzato per curare il cancro. Il dottore ne aveva
nascosto una quantità, che serviva alla ricerca, nella cassetta di sicurezza di
una banca. Al cospetto dei tedeschi si mise a parlare nella loro lingua, prese
tempo, ma poi fu portato al comando. Alla fine, però, salvò il prezioso
metallo.
Le storie dell’Istituto sono tantissime, una per ogni paziente curato
in questo centro e una per ogni persona che vi lavora. In tempi recenti, una
rivista americana ha sentenziato che Milano sarebbe stata conosciuta nel mondo
non solo per la Scala ma anche per l’Istituto dei tumori.
Entrarci e vedere pazienti e medici coalizzati per il raggiungimento
dell’obiettivo è un’esperienza per l’anima.
A questa struttura devo la mia vita. Mi sono accorto dopo un intervento
alla testa di avere un cancro del sangue che attacca il midollo osseo
(mieloma). Il vetrino prima e l’esame istologico poi non hanno lasciato alcun
dubbio. Per un po’ non è successo niente, in seguito, in uno dei controlli
periodici, i valori del sangue sono impazziti. È a quel punto che mi presentai
nel reparto di Ematologia con una diagnosi pesantissima, e poche e disordinate
informazioni sulle cure. Le percentuali di guarigione mettevano i brividi.
Iniziò così il mio rapporto con l’Istituto. Ci sono tornato decine e
decine di volte, e in ogni occasione c’è sempre stato chi mi ha seguito con
attenzione e professionalità. Ma ho trovato anche qualcosa di più: la passione
di chi mi curava. Sono stato ricoverato spesso, anche per i due autotrapianti e
per il trapianto da donatore non consanguineo di midollo osseo. Il protocollo
della cura è molto lungo e faticoso. Per fortuna ho avuto subito i farmaci
intelligenti, quelli in grado di curarmi senza affaticare il midollo. Per il
trapianto da donatore la procedura è stata molto complessa; in America, a un
donatore anonimo (che mi ha salvato la vita), sono state prelevate le cellule
staminali emopoietiche. Appena dopo il prelievo, un corriere è partito
dall’ospedale del Minnesota con destinazione via Venezian. Aerei, aereoporti,
metal detector e una sacca, la sacca della vita hanno compiuto un lungo
tragitto. Arrivata in ospedale, la sacca è stata analizzata e poi attaccata al
tubo. Io ero stato condizionato (si dice così) con una chemio ad alte dosi. Tutto
andava spazzato via. Ero in una stanza sterile assolutamente priva di contatti
con l’esterno. Il cibo era sigillato, gli infermieri potevano entrare solo con
le mascherine e i parenti uno alla volta. Ero debolissimo e in più non potevo
vedere mio figlio, nato da pochi mesi: arrivato durante le terapie, ha dato un
motivo in più, a me e a mia moglie, per andare avanti.
In tanti anni di frequentazione ho visto storie durissime, alcune
finite bene, altre finite e basta. Ho imparato che siamo artefici del nostro
destino sino a un certo punto, ho imparato a distinguere la pochezza umana dal
cuore di chi patisce la malattia. A farmi più impressione di tutto è stata la
pediatria oncologica, reparto di super eccellenza dell’Istituto, come quello
dove sono in cura io. I bimbi pallidi e senza capelli ti fanno piangere solo a
pensarci. Ma i piccoli guerrieri spesso ce la fanno.
L’ambulatorio è sempre pieno di persone, di pazienti e di parenti dei
pazienti. Tutti aspettano il loro turno per sapere se hanno risposto alla
terapia – e avere una rassicurazione – oppure apprendere di una situazione difficile.
La forza per resistere viene da dentro, e non te la insegna nessuno. A
sopravvivere all’inferno si impara, e si prova a uscirne. Non ci sono corsi di
motivazione, di autostima, non c’è bisogno di camminare sui carboni ardenti.
Basta andare all’Istituto a vedere chi soffre. Uomini, donne, bimbi, giovani,
anziani: tutti lottano. Quello che mi è successo poteva accadere a chiunque,
mentre quello che è stato fatto per me (e per tutti gli altri malati) è
impossibile da dimenticare. Nel bene e nel male. Dopo ottant’anni l’Istituto è
là a rassicurarci.
Per me è stato bellissimo poter partecipare allo spot per la raccolta
del 5x1000 e portare la mia testimonianza.
Sofferenza, gioia, pazienza, stima, amicizia sono sentimenti, per dirla
con Dante, «che ’ntender no la può chi no la prova».
GRAZIE A TUTTI
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giovedì 28 maggio 2015
CHEMIO
La chemio ti mangia e ti distrugge. La chemio non si ferma. La chemio è il nemico che ti salva. La chemio è dura. La chemio è la goccia che scende. La chemio è il rumore della pompa. La chemio ti denuda davanti agli altri, la chemio ti fiacca. La chemio non è una bella sensazione. La chemio è la strada in salita. La chemio è una scommessa. La chemio è anche ad alte dosi. La chemio ti ghiaccia le vene e la bocca. Ma la chemio non dura per sempre, prima o poi finisce. E i capelli tornano a crescere, e i visi, a volte, tornano a sorridere.
Chi l’ha provata sa di cosa parlo.
Un pensiero a tutte e tutti coloro che sono (o che sono stati) attaccati a una pompa per la chemio.
Chi l’ha provata sa di cosa parlo.
Un pensiero a tutte e tutti coloro che sono (o che sono stati) attaccati a una pompa per la chemio.
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velcade
sabato 18 aprile 2015
Nove anni e l'immunofissazione è sempre negativa.
Ciao fratelli,
Sono passati nove anni dal giorno in cui sono arrivate le cellule staminali dal Minnesota e in cui ho fatto l'allotrapianto, quello che mi ha salvato la vita.
Il 18 aprile 2006 sono nato per la seconda volta, dopo Lorenzo, mio figlio.
Proprio in questi giorni ho fatto i controlli periodici all'ematologia per la ridefinizione della malattia: Mieloma.
Remissione completa confermata e immunofissazione sempre negativa: Tutto bene.
Il giro è stato lungo, mi hanno rivoltato come un guanto: cuore, polmoni, spina dorsale, esame dell'osso e del midollo, esami del sangue e delle urine. Infine la visita con i miei dottori (tra cui il dottor V., uno cui voglio troppo bene).
Nell'imminenza del giorno in cui devo recarmi in Istituto un po' di ansia ce l'ho sempre, ho sempre il timore che qualcosa non vada per il verso corretto. Un ritardo, uno spostamento, qualcosa che si disallinea. Per fortuna invece gli ingranaggi si sono incastrati l'uno dentro l'altro.
Cerco di affrontare i vari passi con calma, ma la sensazione è quella di giocarsi tutto ogni volta.
Me ne rendo conto nella sala d'attesa, mentre aspetto che chiamino il mio numero vedo gli altri pazienti, non li conosco ma posso immaginare i loro pensieri, i loro timori, le loro inquietudini.
Vedo i loro affetti stringerglisi intorno. Vedo anche sorrisi, persone che hanno ritrovato la serenità. Tutti, ma proprio tutti, lottano. E la loro compostezza e la loro dignità mi accompagnano.
Sento la solidarietà tra pazienti rafforzarsi: tutti aiutano tutti. Anche solo con una parola.
Questo non cambia mai.
Ci sono però stati dei cambiamenti nella mia vita, soprattutto lavorativa.
La società per cui ho lavorato per oltre 14 anni è fallita e noi, io e i miei colleghi, siamo stati licenziati.
Il curatore fallimentare ha chiamato i reduci (altri erano già stati "dismessi" prima del fallimento). Uno per uno, e in fila davanti a lui, davamo il nostro nome e cognome affinché potesse compilare, a mano, la riga del nome del lavoratore sulla lettera di licenziamento. E' stato triste e altrettanto tristi sono state le vicende che sono seguite. Con i sommersi e i salvati.
E ho pensato che ci sono persone che facendo bene il loro lavoro (il personale dell'ospedale dove mi curano) e essendo altruiste (chi mi ha donato il midollo, voce del verbo donare: dare senza chiedere nulla in cambio) mi hanno salvato la vita. Si la vita, quella cosa li per cui oggi posso scrivere questo blog.
Qualcun altro invece, facendo male il proprio lavoro, la vita un po' me l'ha danneggiata. E non solo a me.
Ma lo sappiamo gli uomini non sono tutti uguali.
I mesi vissuti insieme a tutti i miei colleghi sono stati difficili ma tutti hanno fatto il loro dovere sino all'ultimo minuto.
E' arrivata, poi, una seconda possibilità. E adesso lavoro da un'altra parte.
Mi sono ritrovato in un gruppo incredibile, fatto di ragazzi giovani e molto bravi. Mi hanno accolto subito con entusiasmo.
Finisco con un pensiero per chi non scappa e affronta il cancro accompagnato da chi lo ama e da chi lo cura e si torna un'altra volta agli uomini.
E a Kipling e alla sua celeberrima poesia che ha sempre qualcosa da insegnarci
SE
Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;
Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.
Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"
Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!
Pensate agli uomini e dimenticate i quaquaraquà.
mettete mi piace sulla pagina di NoMieloma www.facebook.com/nomieloma
https://www.youtube.com/watch?v=UlHYZ60gkqc la testimonianza sul mieloma
Sono passati nove anni dal giorno in cui sono arrivate le cellule staminali dal Minnesota e in cui ho fatto l'allotrapianto, quello che mi ha salvato la vita.
Il 18 aprile 2006 sono nato per la seconda volta, dopo Lorenzo, mio figlio.
Proprio in questi giorni ho fatto i controlli periodici all'ematologia per la ridefinizione della malattia: Mieloma.
Remissione completa confermata e immunofissazione sempre negativa: Tutto bene.
Il giro è stato lungo, mi hanno rivoltato come un guanto: cuore, polmoni, spina dorsale, esame dell'osso e del midollo, esami del sangue e delle urine. Infine la visita con i miei dottori (tra cui il dottor V., uno cui voglio troppo bene).
Nell'imminenza del giorno in cui devo recarmi in Istituto un po' di ansia ce l'ho sempre, ho sempre il timore che qualcosa non vada per il verso corretto. Un ritardo, uno spostamento, qualcosa che si disallinea. Per fortuna invece gli ingranaggi si sono incastrati l'uno dentro l'altro.
Cerco di affrontare i vari passi con calma, ma la sensazione è quella di giocarsi tutto ogni volta.
Me ne rendo conto nella sala d'attesa, mentre aspetto che chiamino il mio numero vedo gli altri pazienti, non li conosco ma posso immaginare i loro pensieri, i loro timori, le loro inquietudini.
Vedo i loro affetti stringerglisi intorno. Vedo anche sorrisi, persone che hanno ritrovato la serenità. Tutti, ma proprio tutti, lottano. E la loro compostezza e la loro dignità mi accompagnano.
Sento la solidarietà tra pazienti rafforzarsi: tutti aiutano tutti. Anche solo con una parola.
Questo non cambia mai.
Ci sono però stati dei cambiamenti nella mia vita, soprattutto lavorativa.
La società per cui ho lavorato per oltre 14 anni è fallita e noi, io e i miei colleghi, siamo stati licenziati.
Il curatore fallimentare ha chiamato i reduci (altri erano già stati "dismessi" prima del fallimento). Uno per uno, e in fila davanti a lui, davamo il nostro nome e cognome affinché potesse compilare, a mano, la riga del nome del lavoratore sulla lettera di licenziamento. E' stato triste e altrettanto tristi sono state le vicende che sono seguite. Con i sommersi e i salvati.
E ho pensato che ci sono persone che facendo bene il loro lavoro (il personale dell'ospedale dove mi curano) e essendo altruiste (chi mi ha donato il midollo, voce del verbo donare: dare senza chiedere nulla in cambio) mi hanno salvato la vita. Si la vita, quella cosa li per cui oggi posso scrivere questo blog.
Qualcun altro invece, facendo male il proprio lavoro, la vita un po' me l'ha danneggiata. E non solo a me.
Ma lo sappiamo gli uomini non sono tutti uguali.
I mesi vissuti insieme a tutti i miei colleghi sono stati difficili ma tutti hanno fatto il loro dovere sino all'ultimo minuto.
E' arrivata, poi, una seconda possibilità. E adesso lavoro da un'altra parte.
Mi sono ritrovato in un gruppo incredibile, fatto di ragazzi giovani e molto bravi. Mi hanno accolto subito con entusiasmo.
Finisco con un pensiero per chi non scappa e affronta il cancro accompagnato da chi lo ama e da chi lo cura e si torna un'altra volta agli uomini.
E a Kipling e alla sua celeberrima poesia che ha sempre qualcosa da insegnarci
SE
Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;
Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.
Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"
Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!
Pensate agli uomini e dimenticate i quaquaraquà.
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martedì 11 novembre 2014
La mia intervista sul mieloma a Fatti Chiari di AIL
Questa intervista è apparsa su FATTI CHIARI l'organo di informazione dell'AIL (Associazione contro le leucemie il linfoma e il mieloma) di Milano. Naturalmente mi ha fatto molto piacere.
Tutto è stato reso possibile dal fatto di avere trovato grandi uomini e grandi donne prima che grandi medici.
Come sempre un grazie a tutti e un pensiero a tutti quelli che stanno lottando contro qualcosa o per qualcosa di importante. A quelli che fanno la chemio, a quelli che fanno la fila all'accettazione, a quelli che hanno perso i capelli, a quelli che aspettano in sala d'attesa, a quelli che aspettano un referto, a quelli che devono fare un esame faticoso, a quelli che sanno soffrire, a quelli che non vorrebbero soffrire. Ai figli, alle mogli e ai mariti, ai genitori, ai fratelli, agli amici di chi lotta.
"La guerra non è mai finita" come diceva Loredana Bertè, anche quella contro i piccoli uomini.
Guarda l'intervista su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=UlHYZ60gkqc
Vi lascio con un dialogo da "Il grande Lebowski", cult dei fratelli Coen (senza acca)
Guarda l'intervista su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=UlHYZ60gkqc
Vi lascio con un dialogo da "Il grande Lebowski", cult dei fratelli Coen (senza acca)
LO STRANIERO: Ehilà, Drugo.
DRUGO: Mi chiedevo se t'avrei rivisto.
LO STRANIERO: Non potevo perdermi le semifinali.
LO STRANIERO: Come ti vanno le cose?
DRUGO: Beh, sai, qualche strike e qualche palla persa.
LO STRANIERO: Come ti capisco.
DRUGO: Ah. Grazie, Gary. Beh, tu stammi bene. Io torno alla partita.
LO STRANIERO: Certo. Prendila come viene.
DRUGO: Sì, sì.
LO STRANIERO: So che lo farai.
DRUGO: Sicuro, Drugo sa aspettare.
LO STRANIERO: Eh, eh, eh!
DRUGO: Walter!
Pace e salute per tutti.
martedì 14 ottobre 2014
Noi e gli altri
Cari fratelli,
Non mi è capitato spesso, ma ogni tanto ci ho pensato. Quale potrebbe essere una frase che mi piacerebbe fosse scolpita nella pietra? La risposta è molto semplice
Non mi è capitato spesso, ma ogni tanto ci ho pensato. Quale potrebbe essere una frase che mi piacerebbe fosse scolpita nella pietra? La risposta è molto semplice
"L'immunofissazione non evidenzia bande di precipitazione a livello di nessuno degli antiseri anti catene pesanti né di quelli anti catene leggere" 0.75
Mi rendo conto che letta così è appena appena criptica, la traduzione è invece meravigliosa: sto bene e gli esami del controllo per il Mieloma vanno bene. Il numerino indica il rapporto tra le free lite chain, un altro indicatore fondamentale.
Da un referto non si può volere di più. E anche la visita con i miei medici ha confermato la situazione positiva
I giorni precedenti sono sempre fuori dall'ordinario, in testa si affastella tutto. Il pensiero è uno solo: sperare di rileggere quella frase che ho scritto sopra.
Affrontavo questo giro subito dopo essere intervenuto al seminario dell'AIL sul mieloma.
Dal palco dove hanno parlato i medici sono tornato nella sala d'aspetto insieme agli altri pazienti. Uno di loro mi ha anche riconosciuto. Il confronto con gli altri è fondamentale, sia per cercare di dare un contributo a chi se la sta vedendo non troppo bella sia per avere la misura di quanto mi è accaduto.
Ogni volta che torno in ospedale per il controllo ripercorro un sentiero fatto centinaia di volte, seppur negli ultimi anni con una frequenza più ridotta. Ho tutto stampato nella mia memoria, meglio di una sim card.
E ogni volta non smetto di ammirare chi lavora in quell'ospedale, chi aspetta in quell'ospedale, chi coltiva la speranza in quell'ospedale, chi prepara i caffè in quell'ospedale. I genitori e i figli che accompagnano i loro cari danno la misura dell'affetto, della sofferenza e della voglia di venirne fuori. E' difficile ma ci si può riuscire.
I cambiamenti sono impercettibili ma ci sono, l'ultimo è l'iniettorato che ha cambiato nome, ora è la "Sala terapie".
Quei muri, quelle stanze, quei vetri, quei bagni, quei camici, quei volti, quelle parole sono lo specchio della verità.
Il paziente oncologico non può mentire né a sé stesso né agli altri. Entrare lì, varcare l'ingresso automatico ti porta in un cerchio dove tutti devono essere leali.
L'unica bugia ammessa è la parrucca per chi si trova senza capelli.
Il paziente oncologico non può mentire né a sé stesso né agli altri. Entrare lì, varcare l'ingresso automatico ti porta in un cerchio dove tutti devono essere leali.
L'unica bugia ammessa è la parrucca per chi si trova senza capelli.
Ecco, mi sono riappacificato con la verità, e mi sono allontanato dalle menzogne, dalle bugie con cui mi sono trovato a confronto in quest'ultimo periodo, pieno di inquietudine e di rabbia.
Ci sono stati i sommersi e i salvati, e ancora oggi, a volte, ci sono.
Finisco con qualche riga da Shakespeare, ovvero l'inizio dell'orazione funebre di Marco Antonio in onore di Giulio Cesare appena ucciso da Bruto e Cassio.
Il testo smonta pezzo per per pezzo le argomentazioni Bruto.
Potenza retorica allo stato puro.
Potenza retorica allo stato puro.
Amici,
Romani, compatrioti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Cesare, non a
lodarlo.
Il male che gli uomini fanno sopravvive loro;
il bene è spesso sepolto
con le loro ossa; e così sia di Cesare.
Il nobile Bruto v'ha detto che Cesare
era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto:
e gravemente Cesare ne ha pagato il fio.
e gravemente Cesare ne ha pagato il fio.
Qui, col permesso di Bruto e degli altri - ché Bruto è uomo
d'onore;
così sono tutti, tutti uomini d'onore - io vengo a parlare al funerale
di Cesare.
Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Bruto dice che fu
ambizioso; e Bruto è uomo d'onore.
Molti prigionieri egli ha riportato a Roma,
il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto
ambizioso in Cesare?
Quando i poveri hanno pianto, Cesare ha lacrimato:
l'ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Bruto dice ch'egli
fu ambizioso; e Bruto è uomo d'onore.
Tutti vedeste come al Lupercale tre volte
gli presentai una corona di re ch'egli tre volte rifiutò: fu questo atto di
ambizione? Eppure Bruto dice ch'egli fu ambizioso; e, invero, Bruto è uomo
d'onore.
Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per
dire ciò che io so.
Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione
vi trattiene dunque dal piangerlo? O senno, tu sei fuggito tra gli animali
bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi; il mio cuore giace là
nella bara con Cesare e debbo tacere sinché non ritorni a me.
Quanti Bruto uomini d'onore abbiamo conosciuto?
E quanti che ne abbiamo conosciuti che sapevano qualcosa e hanno taciuto (la banalità del male è, a volte, impressionante).
Per chi vuole ascoltarlo ecco il link alla lettura di Vittorio Gassman http://www.youtube.com/watch?v=dF1MZP1Z2OY
Come sempre grazie a tutti quelli che mi sono stati vicino e che mi vogliono bene.
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Vi voglio bene.
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