venerdì 17 aprile 2026

20 anni dal trapianto da donatore che mi ha salvato la vita

 

Nella prima foto Vittorione il mio amico ematologo oggi, nell'altra com'ero appena uscito dall'ospedale nel 2006.

Quando ho avuto la diagnosi di Mieloma Multiplo nel 2004 alla mia vita è successo quello che accade a un vaso di cristallo quando cade dall'ottavo piano: si era frantumata in migliaia di pezzi. Poi ho iniziato le cure e ho incontrato persone meravigliose: unite per salvarmi la vita.

Il 18 aprile 2006 ho ricevuto le cellule staminali dalla mia donatrice. Da quel momento sono rinato. Oggi è il mio ventesimo compleanno. Senza quelle cellule, forse, sarei morto.

Vent'anni da sopravvivente al cancro sono tantissimi, per il mieloma è addirittura un fatto eccezionale. 

Ho avuto una grande fortuna, sotto tutti i punti di vista. Quella di stare bene innanzitutto, quella di vedere mio figlio iscriversi a tutte le scuole e all'università, Quella di avere capito chi conta veramente per me e chi invece conta meno di un cazzo.

Voglio tremendamente bene ai primi; mentre i secondi, seppur cerco di evitarli, ogni tanto arrivano a cercarmi, belli tronfi con lo sguardo innocente, consapevoli o meno, mi hanno fatto del male.  

Ho conosciuto la grandezza della mia donatrice e la miseria di chi si sente re, migliore di tutti.

Ho avuto tanta attenzione e tanto affetto da un mucchio di persone. La mia famiglia, gli amici di una vita, gli amici di un giorno, gli amici conosciuti nell'ultimo mese, addirittura nell'ultima settimana; gli altri pazienti, il personale dell'ospedale. I dottori che mi hanno seguito.

Con uno di loro ho celebrato questa ricorrenza strepitosa.

Vent'anni fa ero nella stanza sterile, conciato come uno straccio, fiacco dopo il kemione ad alte dosi, timoroso di cosa sarebbe accaduto. Ecco, se allora, il mio ematologo mi avesse detto: "tra vent'anni ci prenderemo insieme un ottimo calice di rosso e saremo amici fraterni", gli avrei dato del pazzo. E invece è accaduto, avrebbe avuto ragione lui.

Ho conosciuto il dolore, quello vero, quello fisico quando ho fatto la BOM la biopsia osteomidollare, quando mi hanno bucato le braccia con aghi dal diametro di una cannuccia, quando la chemio ad alte dosi mi ha devastato. Ho conosciuto il dolore della perdita dei miei fratelli pazienti nel corso del tempo. Ho conosciuto anche la sofferenza del tradimento. Ricordo tutto. 

Sono diventato cintura nera di attesa, di attesa di risposta alla terapia, di attesa all'ambulatorio, di attesa per l'esito di un esame. Sofferenza e attesa. Ansia e inquietudine. Sono sempre sottocontrollo anche dopo tanti anni. Sempre in attesa delprossimo. Ai chi sta affrontando questo percorso posso di dire di avere fiducia nei medici e speranza nella ricerca.

E io sono davvero molto felice di celebrare questa data speciale, quella di una rinascita.


Qua di seguito pubblico un estratto del libro che sto scrivendo sulle storie di Milano relativo proprio alla vicenda che ho vissuto.

Rinascere in via Venezian

Amici per il vino

 

Sono un appassionato della Vespa, la uso praticamente sempre per girare per Milano.

La usavo anche nell’estate del 2004 quando mi accorsi di avere una massa sulla testa, una specie di bernoccolo molto grosso. Mi infastidiva quando mettevo il casco ma non sentivo dolore. Avevo trentotto anni ed ero in una fase della vita ricca e meravigliosa, mi ero sposato da poco e facevo progetti. Completare la nostra casa, viverci, avere un figlio, godermi le vacanze, leggere, scrivere. Niente di esagerato, ero grato alla vita e con l’età adatta per fare il grande salto, qualsiasi cosa volesse dire. Però intanto c’era quella massa in testa che continuava a crescere.

Decido di fare degli accertamenti e le notizie non sono buone. Dopo qualche settimana, diventeranno pessime.

Esami, approfondimenti, un intervento di neurochirurgia alla mia teca cranica per rimuovere il rigonfiamento. Pensavo di aver concluso tutto nel migliore dei modi quando arrivò la mazzata: Mieloma multiplo, un cancro del sangue molto aggressivo.

Sapevamo poco di quella malattia e così siamo ripartiti daccapo: altri esami, altri dottori, altri ospedali.

La diagnosi, da un passaggio all’altro, divenne sempre più chiara e con lei il percorso terapeutico. A differenza di oggi, in quegli anni le cure erano lunghe e soprattutto dall’esito molto incerto.

Avrei dovuto sostenere tre trapianti di midollo osseo: due autotrapianti con le mie cellule e uno allogenico con le cellule di un donatore. La durata prospettata delle cure era di tre anni.

In quella prospettiva così faticosa una speranza la offriva un nuovo farmaco, il primo di una serie che ha rivoluzionato l’approccio a questa malattia.

Ogni giorno c’era da fare una scelta, tra queste il centro in cui curarsi. Stavamo ancora cercando di capire dove andare quando, dopo un periodo di qualche mese di silenzio, gli esami del sangue restituirono dei valori drammatici. Velocemente e dopo un consulto di alto livello decidemmo per l’Istituto dei Tumori di Milano in via Venezian.

Il primo passo sarebbe stata una kemio, si proprio quella roba lì che ti spaventa solo a nominarla. In quei giorni infernali mantenere la lucidità era molto difficile, ma noi volevamo avere un bambino. Ci dissero, potete cercarlo con i metodi tradizionali e fare il congelamento dei gameti per una gravidanza assistita in un secondo momento (la kemio riduce la fertilità).

Ingenuamente chiedemmo quanto tempo abbiamo, ci risposero “Tra una settimana si comincia”. Non aggiunsero, e questo era il metatesto, che non potevano garantire che avrei potuto vedere mio figlio crescere. Pur nella drammaticità del momento la fortuna ci regalò degli appigli. Mia Moglie rimase incinta e incontrammo Vittorione l’ematologo che insieme all’equipe mi salverà la vita. Si parte: prima kemio e non rispondo. Vittorione mi dice “dalla carabina passiamo al bazooka”. Bum. Si ricomincia, farmaco innovativo (il Bortezomib), ricovero nella stanza sterile. Kemio ad alte dosi e trapianto che consiste in una infusione delle mie cellule precedentemente prelevate (come una trasfusione). Finalmente rispondo alle terapie e intanto cresce il pancione di mia moglie. Bum Bum, l’8 ottobre 2005 nasce mio figlio 3770 grammi di felicità. Sì, la felicità si può misurare con il sistema metrico decimale, io l’ho scoperto quel giorno. Secondo autotrapianto, tollerato bene anche quello. Tutto diventa vorticoso. Trovano, negli Stati Uniti un donatore compatibile. Bum Bum Bum, si parte con il trapianto allogenico, questo si è tosto. Solito kemione, solita camera sterile. Il midollo attecchisce e cambia tutto, anche il gruppo sanguigno. Ho avuto culo, la differenza tra chi sopravvive e chi non ce la fa è tutta lì. O pensiamo che chi non ce l’ha fatta non fosse coraggioso o che non avesse lottato abbastanza? Quelli che ho conosciuto io ne avevano anche più di me, ma sono stati più sfortunati. La ricerca però lavora affinché il peso della fortuna si riduca sempre di più

Alla mia donatrice va la mia eterna riconoscenza: come dice il Talmud:

Chi salva una vita, salva il mondo intero.

Con il suo gesto ha salvato me, ma ha salvato anche mio figlio, mia moglie i miei amici e naturalmente Vittorione.

La remissione che si confermava di mese in mese ha rafforzato il nostro rapporto, a un certo punto non sono più stato solo un suo paziente, o un suo successo professionale. Sono diventato un suo amico.

Avevo avvertito il potenziale dell’amicizia e la sua qualità di essere umano sin dalla prima visita in ambulatorio e in tutte le altre centinaia che sono seguite.

Ho imparato a conoscere la sua vita, lui la mia la conosceva già in profondità, fino al midollo. Tutto. Le nostre esistenze iniziano a incrociarsi sempre più spesso. Ci raccontiamo la meraviglia e la miseria del mondo, non parliamo mai della malattia. Ci incontriamo per festeggiare insieme i compleanni, le feste, e se non c’è un motivo, lo troviamo. Naturalmente ho celebrato anche con lui i vent’anni dal trapianto del 18 aprile 2006: il giorno in cui sono nato dopo mio figlio (il libro che ho pubblicato con laurana in cui racconto tutta la storia e che potete trovare qui https://www.amazon.it/gp/aw/d/8831984896/ref In qualche modo lui è stato una specie di ostetrico, capace di tirarmi fuori dalle plasmacellule che mi invadevano. Conosco i nomi delle sue figlie e la passione di suo padre, ingegnere idraulico, per i libri e la lettura. Passione che coltiva in uno spazio particolare che ha allestito all’interno di un giardino, del resto “la lettura è un lusso che non richiede denaro, ma solo molto tempo. In cambio regala la libertà”.

Nei nostri incontri a Milano - la città che ha permesso tutto questo, la salvezza, la paternità, l’amicizia, la lettura – finisce sempre con buon calice di rosso in un posto speciale.





[1] Sono nato dopo mio figlio, è il titolo del libro pubblicato da Laurana in cui racconto tutta la storia.


sabato 20 dicembre 2025

19 dicembre, Natale per me comincia oggi


Il calendario è inesorabile, la data del controllo si è accesa nell'agenda: 19 dicembre 
Il percorso lo conosco, l'ho fatto centinaia di volte. 
A cambiare è l'emozione, un tempo era l'ansia, oggi è la serenità. 
Il viaggio si ripete, ogni volta vedo i visi dei pazienti esprimere sensazioni faticose, conosco e riconosco tutto quanto. 
Sento su di me la loro stanchezza e la loro inquietudine. 
A quest'ultimo giro nella sala d'attesa dell'ematologia c'erano molti pazienti. Ho parlato con qualcuno di loro. E li ho rassicurati sul fatto di essere in buone mani. 
Mi chiedono da quanto tempo sono in cura, quando rispondo oltre vent'anni vedo nei loro occhi la sorpresa. Questo posso fare concretamente, dare speranza e rinnovare la loro fiducia. Loro sono miei fratelli e mie sorelle di terapia 
So che affrontano trattamenti durissimi, tuttavia, per fortuna, meno duri di vent'anni fa.
La rivoluzione è arrivata anche per le cure del Mieloma, migliorando l'aspettativa e la qualità di vita dei pazienti,
Poi è toccato a me vedere il dottore, gli esami li avevo già consultati da qualche settimana, ma sentire da lui che va tutto bene mi da una sensazione di piacere enorme. 
Mi sembra di volare. 
Ho una gratitudine immensa verso tutti coloro che mi hanno salvato la vita.
Tornare in ospedale mi serve non solo per farmi visitare, qui torno in pace con il mondo. 
È il posto giusto dove  capire la differenza tra le persone: tra chi ti ha detto qualcosa in grado di ferirti e lo ha fatto con leggerezza, guadagnandosi l'etichetta di stronzo e chi invece si è dato da fare per salvarti la vita (come Rosa e Pino qui con me nella foto, loro erano con me durante i miei ricoveri vent'anni fa e sono ancora lì a fare i guardiani dell'Universo - il piccolo e enorme universo del reparto).
Ho avuto fortuna e sono stato curato, ma la fortuna è stata anche di conoscere delle persone con la mia stessa patologia e poter dar loro un sostegno fatto di parole e sentimenti veri. 
Un piccolo aiuto a sopportare tutto, ad aiutarli ad allontanarsi da quella brutta bestia che ti mangia cervello e energia: la paura.

Ancora una volta riesco ad anticipare il Natale e uscire da via Venezian, appesantito dalle impegnative e dalle prenotazioni, per ritrovarmi stordito di gioia. 
Ecco, in quel momento rinfresco anche cosa è l'affetto nei confronti di quelli cui voglio bene: sono loro i primi a cui devo raccontare tutto. E loro capiscono subito la profondità di questo sentimento. Addirittura, questa volta, l'ho potuto fare quasi in tempo reale, complice il Natale ho incontrato il mio amico G., direttamente in centro a Milano. Ci siamo scambiati discorsi e sensazioni sulle nostre vite e quelle di chi gira intorno a noi, o meglio di quelli che girano con noi. Niente bilanci solo sorrisi spossati, ma pur sempre sorrisi. 
L'abbraccio finale è stato liberatorio e ha ricaricato un po' di energia.. 

A tutti quelli che mi vogliono bene tanti auguri magari con un bella fetta del vostro panettone preferito e una tazzina di caffé miscela bar 100% arabica macinata per la moka (che ha un aroma assassino). I miei amici lo conoscono bene.

Che verrà il giorno che spariranno tutti i rompicoglioni, sìIo sarò pronto lì a parlare, e con i limoniUno che è giallo, uno che è verdeUno che grida ma non si arrendeUno che piscia da sotto in suUno che canta solo "I love you".

E. Jannacci, Parlare con i limoni.
 



venerdì 30 maggio 2025

Ancora una volta è andata bene

Sono passati quasi 21 anni dalla diagnosi di #mieloma e 19 dal trapianto da donatore che mi ha salvato la vita e non so nemmeno più a che numero di controlli sono arrivato (ma sono tantissimi).

Anche questa volta è andata bene.

 Grazie alle app posso vedere i risutati degli esami in anticipo rispetto al giorno della visita. Conosco, oramai, quali sono le righe da guardare su referto e tutto era a posto. Così mi sono presentato davanti ai dottori consapevole che la visita sarebbe stata un commento ai miei valori,

Questo giro è stato molto  faticoso, più faticoso del solito. Forse è l'età, il prossimo compleanno sarà l'ultimo con il 5 davanti e il primo con il metabolismo rallentato.

La felicità di sentirmi dire che sto bene però è sempre la stessa, anzi è aumentata. E i miei meravigliosi medici lo sanno.

 

Va bè c'è il colestorolo un po' alto ma me ne farò una ragione, ho comprato subito l'integratore. 

La sala d'aspetto sempre affollata è un bagno di realtà, conosco tutto e ricordo i momenti che ho trascorso là dentro. Attese interminabili, ansie divoranti, tempo immobile. 

All'Istituto dei Tumori ritrovo il senso di tutto, mi rimetto in bolla con la vita, mi depuro dalle cazzate sul coraggio, sulla volontà, sulla storiella che siamo noi che decidiamo come sentirci, sui sensi di colpa che la società ci mette sulle spalle per farci sentire sempre in debito con qualcosa o con qualcuno.

Coraggio, forza di volontà, fatica, buchi, chemio, sofferenza, ansia la sentono tutti,  io sono stato fortunato, la differenza purtroppo è tutta lì.

Adesso tutto è cambiato, le terapie sono miglioratissime e in tanti possono avere una qualità della vita e una speranza di cura che io non mi sarei potuto nemmeno immaginare. La ricerca lavora affinché il peso della fortuna si riduca sempre di più.

Ad abbracciare me e tutti coloro che sofforno in via Venezian è Milano, la mia città, di cui ho parlato nel mio libro Milano in tutti i sensi, Laurana editore. La sua forza,  il suo starmi vicino sono stati un elemento della cura. Lo potete trovare Qui

Insieme a Milano un enorme importanza l'hanno avuta la mia famiglia e i miei amici di Patologia (addirittura per me sono come fratelli e sorelle) e di tutti i giorni.


Dice un proverbio dei tempi andati:

“Meglio soli che male accompagnati”.

Io ne so uno più bello assai:

“In compagnia lontano vai”.

Dice un proverbio, chissà perché:

“Chi fa da solo fa per tre”.

Da questo orecchio io non ci sento:

“Chi ha cento amici fa per cento”.

Dice un proverbio con la muffa:

“Chi sta solo non fa baruffa”.

Questo, io dico, è una bugia:

“Se siamo tanti si fa allegria”.(Gianni Rodari)

Donate per la ricerca.


giovedì 17 aprile 2025

Oggi sono 19 anni dal trapianto da donatore non consanguineo per curare il Mieloma

 


Anche quest'anno il 18 aprile festeggio il mio secondo compleanno. In questa data nel 2006 ero ricoverato nella stanza sterile del reparto di Ematologia dell'istituto dei Tumori di Milano. 

Stavo curando il mieloma e il ricovero era per il terzo trapianto cui mi sottoponevo, dopo due autologhi era il giorno di quello da donatore non consanguineo: il più importante.

Mio figlio era nato da pochi mesi, il percorso era pericoloso e faticoso ma la strada era tracciata. 

Ero in un ambiente protetto, chi mi veniva a trovare poteva parlarmi con un citofono da dietro un vetro. Non potevo, quindi, vedere mio figlio.

Mia moglie mi portava le due foto scattate con una delle prime macchine digitali.

Fu davvero durissima, tutto era dilatato, il tempo e la vita avevano cambiato unità di misura. Ogni movimento, ogni pensiero mi affaticava. I giorni non passavano mai. I miei valori però miglioravano e i miei meravigliosi Ematologi mi sorridevano.

Lorenzo e Ida mi aspettavano a casa. .

Sono passati 19 anni e il mio senso di gratitudine è rimasto intatto e immenso. Verso chi mi amava, verso chi mi curava, verso la mia donatrice, verso Milano, la mia città. Verso la fortuna che, a un certo punto, mi ha trovato. 

Adesso ho quasi 60 anni e mio figlio va all'università, se qualcuno me lo avesse detto quel giorno, gli avrei dato del pazzo. 

Grazie ancora una volta a tutti, anche a chi legge questo blog.

Che 'ntender no la può chi no la prova.





venerdì 20 dicembre 2024

Il calendario sfalsato

 Eccomi qua, come ogni dicembre, prima di Natale faccio il controllo. Ci tengo a sapere come sto e come sarà il futuro dei prossimi mesi. 

Come succede, per fortuna, da diversi anni, saluto i dottori con grande commozione e con un enorme sospiro di sollievo. Non mi aspettavo sorprese, gli esami, grazie al portale della regione, li vedo qualche ora dopo che li ho fatti. Così posso iniziare a festeggiare subito senza aspettare il 25.

Ovviamente so quali sono i valori che contano e quando vedo che sono posto posso scaricare tutta l'inquietudine. Tuttavia è la visita, il rapporto umano cin i miei medici, a sancire in modo inequivocabile che sto bene. 

Quando mi presento per la visita cerco di essere il più tranquillo possibile, cerco di essere molto centrato su me stesso. In quel momento, come in tutto il percorso della malattia, è importante prendersi cura di se stessi. Di questo processo fa parte anche la confidenza con i medici, ormai mi conoscono tutti: sono quasi vent'anni che frequento il quarto piano, quello degli ambulatori di Ematologia. Per un certo periodo sono stato li così spesso da immaginare che fosse una succursale di casa mia. 

Per fortuna non faccio più lunghe attese però i visi contratti di chi aspetto il suo turno per la visita, li continuo a vedere. Così come continuo a vedere, negli occhi di chi aspetta, timori e ansie. L'attesa della parola giusta da parte del medico. 

Poi completo il mio rito, lascio un pacco di cioccolatini all'ambulatorio e un altro in reparto. Saluto il prof che, nonostante la sua fama di freddo, con me è sempre molto sorridente.

Esco dall'Istituto stravolto per la tensione ma sempre felice. Oggi avevo anche una pressione magnifica, un meraviglioso 80/120.

Il mio pensiero è per tuti coloro che affrontano il Mieloma, conscio che le cure sono molto migliorate e che per tutti le speranze sono aumentate. Inoltre, più faccio controlli più mi convinco, gli unici che posso dirci cose precise su questa patologia sono i nostri ematologi. 

La mia gratitudine nei confronti di chi mi ha slavato la vita è immensa,

Spero che tutti possano, un giorno, prendersi un aperitivo con il proprio medico come è successo a me con Vittorione.

Vi voglio bene e vi auguro di stare bene.








venerdì 31 maggio 2024

La fatica prima della gioia

Oggi, ancora una volta, ce l'ho fatta. 
Ho chiuso il giro dei controlli. 
È tutto a posto.
Le parole hanno un peso enorme, il peso del verdetto. 
Non mi aspettavo sorprese ma l'ansia, l'inquietudine riaffiorano ogni volta che devo andare all'istituto dei tumori.
Non mi sono mai abituato, dopo tanti anni, né alla fatica né alla bellezza delle parole che vedo scritte sul referto.
Sono cintura nera di controlli, ma ognuno è come se fosse il primo. Ognuno quando finisce mi fa sentire bene, perché i medici mi dicono che sto bene.
Sono stato molto fortunato, ho sofferto tantissimo, ma tutti soffrono, tutti i pazienti (e i loro affetti) conoscono le fatiche dell'attesa, la gioia per una buona notizia, la disperazione per una cattiva.
Bisogna cercare di mantenere la calma, essere lucidi nel fare le domande, fidarsi nei medici.
I farmaci sono molto migliorati e i trattamenti che, quando è accaduto a me, sembravano fantascienza, oggi sono accessibili a tutti.
Per affrontare una malattia come il mieloma bisogna avere e trovare molta energia, bisogna avere e trovare molto supporto.
Dobbiamo essere pronti a ricevere la fortuna, seguendo le indicazioni, capendo quello che ci accade, facendo sacrifici, essendo umili davanti al mondo. 


Quando è il momento ho consapevolezza anche di un'altra cosa in misura più intensa e cioè che mi hanno salvato la vita e che la mia gratitudine verso chi mi ha aiutato è immensa.
Allo stesso tempo, mi rendo conto di quanti non possano capire questo mio sentimento perché presi da altre cose, ad esempio ci sono quelle persone che trattano gli altri con disprezzo e non si rendono conto della fortuna che hanno a stare bene.  
Avrei preferito non dover affrontare il cancro e dedicarmi di più alle cose che mi piacciono. Ho conosciuto tutta la gradazione dell'umanità, da quella più putrida, fatta di persone squallide, a quella meravigliosa di chi si è presa cura di me.
Per qualche giorno mi godrò questa sensazione, almeno fino al mio compleanno che sarà tra qualche giorno. Poi, inesorabilmente, il pensiero tornerà al prossimo giro perché il mieloma non ti abbandona mai; ma ci sarà anche spazio per belle cose che mi circondano, tra cui l'affetto e l'amicizia.

Grazie a Milano.
Grazie all'istituto dei tumori.
Grazie a chi mi vuole bene.

A tutti auguro di riuscire a esaudire i propri sogni e i propri desideri.

Il mio libro SONO NATO DOPO MIO FIGLIO ed. Laurana lo trovate qui


giovedì 18 aprile 2024

Sono diventato maggiorenne - 18 anni dal trapianto di midollo osseo da donatore


 Sono passati 18 anni dalla mattina del 18 aprile 2006, il giorno in cui, all'Istituto dei Tumori di Milano, mi hanno infuso le cellule staminali della mia donatrice di midollo, quelle che mi hanno salvato la vita.

Ricordo ogni secondo di quella giornata, i medici, gli affetti, i timori, la paura del rigetto. 

Ero arrivato a quel momento dopo un percorso di due anni, nei quali ho affrontato un'operazione alla testa, la radioterapia (che mi bruciato i capelli proprio al centro della zucca); terapie durissime, due autotrapianti, osteolisi, la frattura della clavicola, il C35, la fatica, la chemio ad alte dosi, la paternità.

Ho sempre però avuto il sostegno di tantissime persone, i medici (due li ho sentiti anche oggi), la mia famiglia, gli amici e tanti che mi vogliono bene.
Ho sofferto tanto e sono stato molto fortunato: ora sono in remissione completa.
So molto bene che tutti soffrono e che tutti voglio la stessa cosa, sopravvivere con una buona qualità della vita. 
Tutti hanno forza e volontà, purtroppo non tutto dipende da noi. Bisogna, però, avere fiducia nella ricerca e nei medici, i trattamenti ci sono e sono molto migliorati da quando è toccato a me.
Ho un senso di gratitudine profondo verso che mi ha salvato la vita e verso la vita stessa, quella che sto vivendo. 
Certo non tutti ci vogliono bene e alcuni ci intossicano la vita più di una brutta chemio, sono le persone piccole, una sparuta minoranza, certo, però in grado di farci stare male. Non ci sono antidoti.
Però poi ci solo le cose speciali, le mozioni forti e belle com'è stata quella di avere in braccio Lorenzo, nato qualche mese prima di questa data fondamentale per la mia vita.
Oltre ad aver cambiato il mio gruppo sanguigno, il trapianto ha cambiato anche me. Mi ha insegna to cosa è davvero importante.
Un abbraccio a tutti.
Il senso di gratitudine per la vita cerco di praticarlo ogni giorno.



Questo è il link al libro in cui racconto tutta la storia