venerdì 29 maggio 2026

Cintura nera di controlli per il Mieloma: oggi è andato tutto bene

Ancora una volta, dopo oltre vent'anni il numero l'ho perso di vista, ho fatto il percorso verso l'Istituto dei Tumori di via Venezian. Ancora una volta ho ripensato a quando la fatica mi impediva di farlo spedito. Oggi ci sono andato in Vespa. Gli esami li avevo già visti e andava tutto bene. 


Il dottore mi ha visto, abbiamo chiacchierato di come è cambiato l'approccio terapeutico al Mieloma in questi ultimi anni. I progressi sono stati pazzeschi. Sempre più persone possono curarlo e gestirlo.

Oggi mi sentivo già bene, quando sono uscito dall'ambulatorio dell'ematologia mi sono sentito ancora meglio. Ho fatto tanta strada, ho conosciuto tante persone, ho visto tanta sofferrenza, ho sentito la felicità che mi veniva a cercare. Ogni singola sensazione l'ho provata più volte, lo sconforto per una notizia non positiva, la gioia  per una buona.

Le so riconoscere, ma non mi sono abituato e così, ogni volta, mi sorprendo a stare bene. Capisco quanto sono stato fortunato. 

Quando esco dall'ospedale i miei sensi si espandono a dismisura, tutto mi sembra più bello. I colori diventano più vivi, il profumo del gelsomino più intenso, You shook me all nite long degli AC/DC picchia più forte sui miei timpani. La brioche del bar dell'Istituto dei Tumori mi sembra la più buona del mondo. Il caldo di Milano mi avvolge. Avrei voglia di abbracciare tutti quelli che mi vogliono bene.

Per questo motivo, questo blog per me è così importante: completa e trattiene la mia memoria e arriva a tutti quanti. 

Il mio pensiero è sempre a chi sta affontando, silenziosamente e con grande dignità, le cure. So che le terapie sono pesanti, le ho provate anch'io. Bisogna rimanere concentrati su se stessi, senza sprecare energie per spiegare a tutti ciò che vi sta accadendo. Chi vi vuole bene capirà subito e dal suo pudore nel farvi le domande capirete quanto ci tiene a voi.

La mia gratitudine oggi - magari domani cambia un po' - è infinita




venerdì 17 aprile 2026

20 anni dal trapianto da donatore che mi ha salvato la vita

 

Nella prima foto Vittorione il mio amico ematologo oggi, nell'altra com'ero appena uscito dall'ospedale nel 2006.

Quando ho avuto la diagnosi di Mieloma Multiplo nel 2004 alla mia vita è successo quello che accade a un vaso di cristallo quando cade dall'ottavo piano: si era frantumata in migliaia di pezzi. Poi ho iniziato le cure e ho incontrato persone meravigliose: unite per salvarmi la vita.

Il 18 aprile 2006 ho ricevuto le cellule staminali dalla mia donatrice. Da quel momento sono rinato. Oggi è il mio ventesimo compleanno. Senza quelle cellule, forse, sarei morto.

Vent'anni da sopravvivente al cancro sono tantissimi, per il mieloma è addirittura un fatto eccezionale. 

Ho avuto una grande fortuna, sotto tutti i punti di vista. Quella di stare bene innanzitutto, quella di vedere mio figlio iscriversi a tutte le scuole e all'università, Quella di avere capito chi conta veramente per me e chi invece conta meno di un cazzo.

Voglio tremendamente bene ai primi; mentre i secondi, seppur cerco di evitarli, ogni tanto arrivano a cercarmi, belli tronfi con lo sguardo innocente, consapevoli o meno, mi hanno fatto del male.  

Ho conosciuto la grandezza della mia donatrice e la miseria di chi si sente re, migliore di tutti.

Ho avuto tanta attenzione e tanto affetto da un mucchio di persone. La mia famiglia, gli amici di una vita, gli amici di un giorno, gli amici conosciuti nell'ultimo mese, addirittura nell'ultima settimana; gli altri pazienti, il personale dell'ospedale. I dottori che mi hanno seguito.

Con uno di loro ho celebrato questa ricorrenza strepitosa.

Vent'anni fa ero nella stanza sterile, conciato come uno straccio, fiacco dopo il kemione ad alte dosi, timoroso di cosa sarebbe accaduto. Ecco, se allora, il mio ematologo mi avesse detto: "tra vent'anni ci prenderemo insieme un ottimo calice di rosso e saremo amici fraterni", gli avrei dato del pazzo. E invece è accaduto, avrebbe avuto ragione lui.

Ho conosciuto il dolore, quello vero, quello fisico quando ho fatto la BOM la biopsia osteomidollare, quando mi hanno bucato le braccia con aghi dal diametro di una cannuccia, quando la chemio ad alte dosi mi ha devastato. Ho conosciuto il dolore della perdita dei miei fratelli pazienti nel corso del tempo. Ho conosciuto anche la sofferenza del tradimento. Ricordo tutto. 

Sono diventato cintura nera di attesa, di attesa di risposta alla terapia, di attesa all'ambulatorio, di attesa per l'esito di un esame. Sofferenza e attesa. Ansia e inquietudine. Sono sempre sottocontrollo anche dopo tanti anni. Sempre in attesa delprossimo. Ai chi sta affrontando questo percorso posso di dire di avere fiducia nei medici e speranza nella ricerca.

E io sono davvero molto felice di celebrare questa data speciale, quella di una rinascita.


Qua di seguito pubblico un estratto del libro che sto scrivendo sulle storie di Milano relativo proprio alla vicenda che ho vissuto.

Rinascere in via Venezian

Amici per il vino

 

Sono un appassionato della Vespa, la uso praticamente sempre per girare per Milano.

La usavo anche nell’estate del 2004 quando mi accorsi di avere una massa sulla testa, una specie di bernoccolo molto grosso. Mi infastidiva quando mettevo il casco ma non sentivo dolore. Avevo trentotto anni ed ero in una fase della vita ricca e meravigliosa, mi ero sposato da poco e facevo progetti. Completare la nostra casa, viverci, avere un figlio, godermi le vacanze, leggere, scrivere. Niente di esagerato, ero grato alla vita e con l’età adatta per fare il grande salto, qualsiasi cosa volesse dire. Però intanto c’era quella massa in testa che continuava a crescere.

Decido di fare degli accertamenti e le notizie non sono buone. Dopo qualche settimana, diventeranno pessime.

Esami, approfondimenti, un intervento di neurochirurgia alla mia teca cranica per rimuovere il rigonfiamento. Pensavo di aver concluso tutto nel migliore dei modi quando arrivò la mazzata: Mieloma multiplo, un cancro del sangue molto aggressivo.

Sapevamo poco di quella malattia e così siamo ripartiti daccapo: altri esami, altri dottori, altri ospedali.

La diagnosi, da un passaggio all’altro, divenne sempre più chiara e con lei il percorso terapeutico. A differenza di oggi, in quegli anni le cure erano lunghe e soprattutto dall’esito molto incerto.

Avrei dovuto sostenere tre trapianti di midollo osseo: due autotrapianti con le mie cellule e uno allogenico con le cellule di un donatore. La durata prospettata delle cure era di tre anni.

In quella prospettiva così faticosa una speranza la offriva un nuovo farmaco, il primo di una serie che ha rivoluzionato l’approccio a questa malattia.

Ogni giorno c’era da fare una scelta, tra queste il centro in cui curarsi. Stavamo ancora cercando di capire dove andare quando, dopo un periodo di qualche mese di silenzio, gli esami del sangue restituirono dei valori drammatici. Velocemente e dopo un consulto di alto livello decidemmo per l’Istituto dei Tumori di Milano in via Venezian.

Il primo passo sarebbe stata una kemio, si proprio quella roba lì che ti spaventa solo a nominarla. In quei giorni infernali mantenere la lucidità era molto difficile, ma noi volevamo avere un bambino. Ci dissero, potete cercarlo con i metodi tradizionali e fare il congelamento dei gameti per una gravidanza assistita in un secondo momento (la kemio riduce la fertilità).

Ingenuamente chiedemmo quanto tempo abbiamo, ci risposero “Tra una settimana si comincia”. Non aggiunsero, e questo era il metatesto, che non potevano garantire che avrei potuto vedere mio figlio crescere. Pur nella drammaticità del momento la fortuna ci regalò degli appigli. Mia Moglie rimase incinta e incontrammo Vittorione l’ematologo che insieme all’equipe mi salverà la vita. Si parte: prima kemio e non rispondo. Vittorione mi dice “dalla carabina passiamo al bazooka”. Bum. Si ricomincia, farmaco innovativo (il Bortezomib), ricovero nella stanza sterile. Kemio ad alte dosi e trapianto che consiste in una infusione delle mie cellule precedentemente prelevate (come una trasfusione). Finalmente rispondo alle terapie e intanto cresce il pancione di mia moglie. Bum Bum, l’8 ottobre 2005 nasce mio figlio 3770 grammi di felicità. Sì, la felicità si può misurare con il sistema metrico decimale, io l’ho scoperto quel giorno. Secondo autotrapianto, tollerato bene anche quello. Tutto diventa vorticoso. Trovano, negli Stati Uniti un donatore compatibile. Bum Bum Bum, si parte con il trapianto allogenico, questo si è tosto. Solito kemione, solita camera sterile. Il midollo attecchisce e cambia tutto, anche il gruppo sanguigno. Ho avuto culo, la differenza tra chi sopravvive e chi non ce la fa è tutta lì. O pensiamo che chi non ce l’ha fatta non fosse coraggioso o che non avesse lottato abbastanza? Quelli che ho conosciuto io ne avevano anche più di me, ma sono stati più sfortunati. La ricerca però lavora affinché il peso della fortuna si riduca sempre di più

Alla mia donatrice va la mia eterna riconoscenza: come dice il Talmud:

Chi salva una vita, salva il mondo intero.

Con il suo gesto ha salvato me, ma ha salvato anche mio figlio, mia moglie i miei amici e naturalmente Vittorione.

La remissione che si confermava di mese in mese ha rafforzato il nostro rapporto, a un certo punto non sono più stato solo un suo paziente, o un suo successo professionale. Sono diventato un suo amico.

Avevo avvertito il potenziale dell’amicizia e la sua qualità di essere umano sin dalla prima visita in ambulatorio e in tutte le altre centinaia che sono seguite.

Ho imparato a conoscere la sua vita, lui la mia la conosceva già in profondità, fino al midollo. Tutto. Le nostre esistenze iniziano a incrociarsi sempre più spesso. Ci raccontiamo la meraviglia e la miseria del mondo, non parliamo mai della malattia. Ci incontriamo per festeggiare insieme i compleanni, le feste, e se non c’è un motivo, lo troviamo. Naturalmente ho celebrato anche con lui i vent’anni dal trapianto del 18 aprile 2006: il giorno in cui sono nato dopo mio figlio (il libro che ho pubblicato con laurana in cui racconto tutta la storia e che potete trovare qui https://www.amazon.it/gp/aw/d/8831984896/ref In qualche modo lui è stato una specie di ostetrico, capace di tirarmi fuori dalle plasmacellule che mi invadevano. Conosco i nomi delle sue figlie e la passione di suo padre, ingegnere idraulico, per i libri e la lettura. Passione che coltiva in uno spazio particolare che ha allestito all’interno di un giardino, del resto “la lettura è un lusso che non richiede denaro, ma solo molto tempo. In cambio regala la libertà”.

Nei nostri incontri a Milano - la città che ha permesso tutto questo, la salvezza, la paternità, l’amicizia, la lettura – finisce sempre con buon calice di rosso in un posto speciale.





[1] Sono nato dopo mio figlio, è il titolo del libro pubblicato da Laurana in cui racconto tutta la storia.


sabato 20 dicembre 2025

19 dicembre, Natale per me comincia oggi


Il calendario è inesorabile, la data del controllo si è accesa nell'agenda: 19 dicembre 
Il percorso lo conosco, l'ho fatto centinaia di volte. 
A cambiare è l'emozione, un tempo era l'ansia, oggi è la serenità. 
Il viaggio si ripete, ogni volta vedo i visi dei pazienti esprimere sensazioni faticose, conosco e riconosco tutto quanto. 
Sento su di me la loro stanchezza e la loro inquietudine. 
A quest'ultimo giro nella sala d'attesa dell'ematologia c'erano molti pazienti. Ho parlato con qualcuno di loro. E li ho rassicurati sul fatto di essere in buone mani. 
Mi chiedono da quanto tempo sono in cura, quando rispondo oltre vent'anni vedo nei loro occhi la sorpresa. Questo posso fare concretamente, dare speranza e rinnovare la loro fiducia. Loro sono miei fratelli e mie sorelle di terapia 
So che affrontano trattamenti durissimi, tuttavia, per fortuna, meno duri di vent'anni fa.
La rivoluzione è arrivata anche per le cure del Mieloma, migliorando l'aspettativa e la qualità di vita dei pazienti,
Poi è toccato a me vedere il dottore, gli esami li avevo già consultati da qualche settimana, ma sentire da lui che va tutto bene mi da una sensazione di piacere enorme. 
Mi sembra di volare. 
Ho una gratitudine immensa verso tutti coloro che mi hanno salvato la vita.
Tornare in ospedale mi serve non solo per farmi visitare, qui torno in pace con il mondo. 
È il posto giusto dove  capire la differenza tra le persone: tra chi ti ha detto qualcosa in grado di ferirti e lo ha fatto con leggerezza, guadagnandosi l'etichetta di stronzo e chi invece si è dato da fare per salvarti la vita (come Rosa e Pino qui con me nella foto, loro erano con me durante i miei ricoveri vent'anni fa e sono ancora lì a fare i guardiani dell'Universo - il piccolo e enorme universo del reparto).
Ho avuto fortuna e sono stato curato, ma la fortuna è stata anche di conoscere delle persone con la mia stessa patologia e poter dar loro un sostegno fatto di parole e sentimenti veri. 
Un piccolo aiuto a sopportare tutto, ad aiutarli ad allontanarsi da quella brutta bestia che ti mangia cervello e energia: la paura.

Ancora una volta riesco ad anticipare il Natale e uscire da via Venezian, appesantito dalle impegnative e dalle prenotazioni, per ritrovarmi stordito di gioia. 
Ecco, in quel momento rinfresco anche cosa è l'affetto nei confronti di quelli cui voglio bene: sono loro i primi a cui devo raccontare tutto. E loro capiscono subito la profondità di questo sentimento. Addirittura, questa volta, l'ho potuto fare quasi in tempo reale, complice il Natale ho incontrato il mio amico G., direttamente in centro a Milano. Ci siamo scambiati discorsi e sensazioni sulle nostre vite e quelle di chi gira intorno a noi, o meglio di quelli che girano con noi. Niente bilanci solo sorrisi spossati, ma pur sempre sorrisi. 
L'abbraccio finale è stato liberatorio e ha ricaricato un po' di energia.. 

A tutti quelli che mi vogliono bene tanti auguri magari con un bella fetta del vostro panettone preferito e una tazzina di caffé miscela bar 100% arabica macinata per la moka (che ha un aroma assassino). I miei amici lo conoscono bene.

Che verrà il giorno che spariranno tutti i rompicoglioni, sìIo sarò pronto lì a parlare, e con i limoniUno che è giallo, uno che è verdeUno che grida ma non si arrendeUno che piscia da sotto in suUno che canta solo "I love you".

E. Jannacci, Parlare con i limoni.
 



venerdì 30 maggio 2025

Ancora una volta è andata bene

Sono passati quasi 21 anni dalla diagnosi di #mieloma e 19 dal trapianto da donatore che mi ha salvato la vita e non so nemmeno più a che numero di controlli sono arrivato (ma sono tantissimi).

Anche questa volta è andata bene.

 Grazie alle app posso vedere i risutati degli esami in anticipo rispetto al giorno della visita. Conosco, oramai, quali sono le righe da guardare su referto e tutto era a posto. Così mi sono presentato davanti ai dottori consapevole che la visita sarebbe stata un commento ai miei valori,

Questo giro è stato molto  faticoso, più faticoso del solito. Forse è l'età, il prossimo compleanno sarà l'ultimo con il 5 davanti e il primo con il metabolismo rallentato.

La felicità di sentirmi dire che sto bene però è sempre la stessa, anzi è aumentata. E i miei meravigliosi medici lo sanno.

 

Va bè c'è il colestorolo un po' alto ma me ne farò una ragione, ho comprato subito l'integratore. 

La sala d'aspetto sempre affollata è un bagno di realtà, conosco tutto e ricordo i momenti che ho trascorso là dentro. Attese interminabili, ansie divoranti, tempo immobile. 

All'Istituto dei Tumori ritrovo il senso di tutto, mi rimetto in bolla con la vita, mi depuro dalle cazzate sul coraggio, sulla volontà, sulla storiella che siamo noi che decidiamo come sentirci, sui sensi di colpa che la società ci mette sulle spalle per farci sentire sempre in debito con qualcosa o con qualcuno.

Coraggio, forza di volontà, fatica, buchi, chemio, sofferenza, ansia la sentono tutti,  io sono stato fortunato, la differenza purtroppo è tutta lì.

Adesso tutto è cambiato, le terapie sono miglioratissime e in tanti possono avere una qualità della vita e una speranza di cura che io non mi sarei potuto nemmeno immaginare. La ricerca lavora affinché il peso della fortuna si riduca sempre di più.

Ad abbracciare me e tutti coloro che sofforno in via Venezian è Milano, la mia città, di cui ho parlato nel mio libro Milano in tutti i sensi, Laurana editore. La sua forza,  il suo starmi vicino sono stati un elemento della cura. Lo potete trovare Qui

Insieme a Milano un enorme importanza l'hanno avuta la mia famiglia e i miei amici di Patologia (addirittura per me sono come fratelli e sorelle) e di tutti i giorni.


Dice un proverbio dei tempi andati:

“Meglio soli che male accompagnati”.

Io ne so uno più bello assai:

“In compagnia lontano vai”.

Dice un proverbio, chissà perché:

“Chi fa da solo fa per tre”.

Da questo orecchio io non ci sento:

“Chi ha cento amici fa per cento”.

Dice un proverbio con la muffa:

“Chi sta solo non fa baruffa”.

Questo, io dico, è una bugia:

“Se siamo tanti si fa allegria”.(Gianni Rodari)

Donate per la ricerca.


giovedì 17 aprile 2025

Oggi sono 19 anni dal trapianto da donatore non consanguineo per curare il Mieloma

 


Anche quest'anno il 18 aprile festeggio il mio secondo compleanno. In questa data nel 2006 ero ricoverato nella stanza sterile del reparto di Ematologia dell'istituto dei Tumori di Milano. 

Stavo curando il mieloma e il ricovero era per il terzo trapianto cui mi sottoponevo, dopo due autologhi era il giorno di quello da donatore non consanguineo: il più importante.

Mio figlio era nato da pochi mesi, il percorso era pericoloso e faticoso ma la strada era tracciata. 

Ero in un ambiente protetto, chi mi veniva a trovare poteva parlarmi con un citofono da dietro un vetro. Non potevo, quindi, vedere mio figlio.

Mia moglie mi portava le due foto scattate con una delle prime macchine digitali.

Fu davvero durissima, tutto era dilatato, il tempo e la vita avevano cambiato unità di misura. Ogni movimento, ogni pensiero mi affaticava. I giorni non passavano mai. I miei valori però miglioravano e i miei meravigliosi Ematologi mi sorridevano.

Lorenzo e Ida mi aspettavano a casa. .

Sono passati 19 anni e il mio senso di gratitudine è rimasto intatto e immenso. Verso chi mi amava, verso chi mi curava, verso la mia donatrice, verso Milano, la mia città. Verso la fortuna che, a un certo punto, mi ha trovato. 

Adesso ho quasi 60 anni e mio figlio va all'università, se qualcuno me lo avesse detto quel giorno, gli avrei dato del pazzo. 

Grazie ancora una volta a tutti, anche a chi legge questo blog.

Che 'ntender no la può chi no la prova.





venerdì 20 dicembre 2024

Il calendario sfalsato

 Eccomi qua, come ogni dicembre, prima di Natale faccio il controllo. Ci tengo a sapere come sto e come sarà il futuro dei prossimi mesi. 

Come succede, per fortuna, da diversi anni, saluto i dottori con grande commozione e con un enorme sospiro di sollievo. Non mi aspettavo sorprese, gli esami, grazie al portale della regione, li vedo qualche ora dopo che li ho fatti. Così posso iniziare a festeggiare subito senza aspettare il 25.

Ovviamente so quali sono i valori che contano e quando vedo che sono posto posso scaricare tutta l'inquietudine. Tuttavia è la visita, il rapporto umano cin i miei medici, a sancire in modo inequivocabile che sto bene. 

Quando mi presento per la visita cerco di essere il più tranquillo possibile, cerco di essere molto centrato su me stesso. In quel momento, come in tutto il percorso della malattia, è importante prendersi cura di se stessi. Di questo processo fa parte anche la confidenza con i medici, ormai mi conoscono tutti: sono quasi vent'anni che frequento il quarto piano, quello degli ambulatori di Ematologia. Per un certo periodo sono stato li così spesso da immaginare che fosse una succursale di casa mia. 

Per fortuna non faccio più lunghe attese però i visi contratti di chi aspetto il suo turno per la visita, li continuo a vedere. Così come continuo a vedere, negli occhi di chi aspetta, timori e ansie. L'attesa della parola giusta da parte del medico. 

Poi completo il mio rito, lascio un pacco di cioccolatini all'ambulatorio e un altro in reparto. Saluto il prof che, nonostante la sua fama di freddo, con me è sempre molto sorridente.

Esco dall'Istituto stravolto per la tensione ma sempre felice. Oggi avevo anche una pressione magnifica, un meraviglioso 80/120.

Il mio pensiero è per tuti coloro che affrontano il Mieloma, conscio che le cure sono molto migliorate e che per tutti le speranze sono aumentate. Inoltre, più faccio controlli più mi convinco, gli unici che posso dirci cose precise su questa patologia sono i nostri ematologi. 

La mia gratitudine nei confronti di chi mi ha slavato la vita è immensa,

Spero che tutti possano, un giorno, prendersi un aperitivo con il proprio medico come è successo a me con Vittorione.

Vi voglio bene e vi auguro di stare bene.








venerdì 31 maggio 2024

La fatica prima della gioia

Oggi, ancora una volta, ce l'ho fatta. 
Ho chiuso il giro dei controlli. 
È tutto a posto.
Le parole hanno un peso enorme, il peso del verdetto. 
Non mi aspettavo sorprese ma l'ansia, l'inquietudine riaffiorano ogni volta che devo andare all'istituto dei tumori.
Non mi sono mai abituato, dopo tanti anni, né alla fatica né alla bellezza delle parole che vedo scritte sul referto.
Sono cintura nera di controlli, ma ognuno è come se fosse il primo. Ognuno quando finisce mi fa sentire bene, perché i medici mi dicono che sto bene.
Sono stato molto fortunato, ho sofferto tantissimo, ma tutti soffrono, tutti i pazienti (e i loro affetti) conoscono le fatiche dell'attesa, la gioia per una buona notizia, la disperazione per una cattiva.
Bisogna cercare di mantenere la calma, essere lucidi nel fare le domande, fidarsi nei medici.
I farmaci sono molto migliorati e i trattamenti che, quando è accaduto a me, sembravano fantascienza, oggi sono accessibili a tutti.
Per affrontare una malattia come il mieloma bisogna avere e trovare molta energia, bisogna avere e trovare molto supporto.
Dobbiamo essere pronti a ricevere la fortuna, seguendo le indicazioni, capendo quello che ci accade, facendo sacrifici, essendo umili davanti al mondo. 


Quando è il momento ho consapevolezza anche di un'altra cosa in misura più intensa e cioè che mi hanno salvato la vita e che la mia gratitudine verso chi mi ha aiutato è immensa.
Allo stesso tempo, mi rendo conto di quanti non possano capire questo mio sentimento perché presi da altre cose, ad esempio ci sono quelle persone che trattano gli altri con disprezzo e non si rendono conto della fortuna che hanno a stare bene.  
Avrei preferito non dover affrontare il cancro e dedicarmi di più alle cose che mi piacciono. Ho conosciuto tutta la gradazione dell'umanità, da quella più putrida, fatta di persone squallide, a quella meravigliosa di chi si è presa cura di me.
Per qualche giorno mi godrò questa sensazione, almeno fino al mio compleanno che sarà tra qualche giorno. Poi, inesorabilmente, il pensiero tornerà al prossimo giro perché il mieloma non ti abbandona mai; ma ci sarà anche spazio per belle cose che mi circondano, tra cui l'affetto e l'amicizia.

Grazie a Milano.
Grazie all'istituto dei tumori.
Grazie a chi mi vuole bene.

A tutti auguro di riuscire a esaudire i propri sogni e i propri desideri.

Il mio libro SONO NATO DOPO MIO FIGLIO ed. Laurana lo trovate qui


giovedì 18 aprile 2024

Sono diventato maggiorenne - 18 anni dal trapianto di midollo osseo da donatore


 Sono passati 18 anni dalla mattina del 18 aprile 2006, il giorno in cui, all'Istituto dei Tumori di Milano, mi hanno infuso le cellule staminali della mia donatrice di midollo, quelle che mi hanno salvato la vita.

Ricordo ogni secondo di quella giornata, i medici, gli affetti, i timori, la paura del rigetto. 

Ero arrivato a quel momento dopo un percorso di due anni, nei quali ho affrontato un'operazione alla testa, la radioterapia (che mi bruciato i capelli proprio al centro della zucca); terapie durissime, due autotrapianti, osteolisi, la frattura della clavicola, il C35, la fatica, la chemio ad alte dosi, la paternità.

Ho sempre però avuto il sostegno di tantissime persone, i medici (due li ho sentiti anche oggi), la mia famiglia, gli amici e tanti che mi vogliono bene.
Ho sofferto tanto e sono stato molto fortunato: ora sono in remissione completa.
So molto bene che tutti soffrono e che tutti voglio la stessa cosa, sopravvivere con una buona qualità della vita. 
Tutti hanno forza e volontà, purtroppo non tutto dipende da noi. Bisogna, però, avere fiducia nella ricerca e nei medici, i trattamenti ci sono e sono molto migliorati da quando è toccato a me.
Ho un senso di gratitudine profondo verso che mi ha salvato la vita e verso la vita stessa, quella che sto vivendo. 
Certo non tutti ci vogliono bene e alcuni ci intossicano la vita più di una brutta chemio, sono le persone piccole, una sparuta minoranza, certo, però in grado di farci stare male. Non ci sono antidoti.
Però poi ci solo le cose speciali, le mozioni forti e belle com'è stata quella di avere in braccio Lorenzo, nato qualche mese prima di questa data fondamentale per la mia vita.
Oltre ad aver cambiato il mio gruppo sanguigno, il trapianto ha cambiato anche me. Mi ha insegna to cosa è davvero importante.
Un abbraccio a tutti.
Il senso di gratitudine per la vita cerco di praticarlo ogni giorno.



Questo è il link al libro in cui racconto tutta la storia 




venerdì 15 dicembre 2023

 Il calendario è solo un'opinione. 



Oggi ho guardato il calendario e ho capito, con una scoperta che ha del clamoroso, che le date sono solo un'opinione. 

Ho scoperto che mancano dieci giorni a Natale, io sono già stanchissimo oggi.  Mi sono accorto che Natale per me è già arrivato, ho un bel maglione rosso, i capelli più lunghi del solito (si fa per dire) e una gerla piena di buon umore, di forza e di felicità.

Felicità che mi piacerebbe distribuire, fare sentire a chi è vicino a me, ma anche a chi legge queste righe.

Oggi ho fatto il controllo, ho visto i miei medici, loro mi hanno detto che sto bene.

BENE: Remissione completa a diciotto anni e mezzo dalla diagnosi.

Il Mieloma in questo momento non c'è, e spero che non si faccia vivo mai più.

E' una sensazione di leggerezza meravigliosa, una sensazione nirvanica, un respiro lungo e pulito.

Ancora una volta sono ritornato a essere un paziente come gli altri con le attese, le impegnative, le prenotazioni.

Ero in tensione già da qualche giorno, sono caduto in vespa e mi sono ammaccato una gamba, e oggi c'era sciopero dei mezzi e dovevo attraversare la città. Ho parcheggiato l'auto e fatto il pezzo a piedi. 

Sono tornato nei miei spazi, ambulatorio, giro in reparto, accettazioni varie. Poco è cambiato negli anni, al contrario le terapie si sono rivoluzionate e ne ho parlato con i miei dottori.


Il mio percorso ormai non si fa quasi più, ci sono nuove strategie terapeutiche e nuovi farmaci potentissimi.

Ogni controllo, ogni esame, ogni visita, ogni stilla di sangue analizzato mi fanno capire come e quanto sono stato fortunato.

Ho sofferto e subíto tanto, forse tantissimo, ma anche chi non ce l'ha fatta ha sofferto altrettanto.

Ho sempre pensato alla fortuna che ho avuto di poter testimoniare e non alla sfiga che mi è capitata di avere un cancro che colpisce prevalentemente gli anziani a 38 anni.

La mia dose di fortuna è andata lì, sicuramente un ottimo investimento. 

Ogni volta il controllo mi da un senso di resurrezione e di pace, difficile da descrivere: è come la purezza in purezza. 

Mi piacerebbe vivere sempre questa sensazione, ma non è possibile, mi piacerebbe che anche altri la provassero. Invece vedo che molti la cercano in posti sbagliati, tipo Linkedin, il regno dell'impostura.

Oggi ho rivisto una parte del mio Dreamteam, gli infermieri che hanno contribuito a salvarmi la vita. Loro curano e si prendono cura delle persone. 

Su Linkedin ci si prende cura solo del proprioo ego.

Donate per la ricerca. Buone feste

Antonello ha scolpito in un verso un pezzo della mia storia, la mia famiglia mi ha tirato fuori dai guai.

Mi chiedevi che ti mancaUna casa tu ce l'haiHai una donna, una famigliaChe ti tira fuori dai guai

Non dimenticatevi del mio libro SONO NATO DOPO MIO FIGLIO 



venerdì 26 maggio 2023

COSA CONTA NELLA VITA? IO LO SO, SUPERARE IL CONTROLLO PER IL MIELOMA MULTIPLO

Sono arrivati i primi caldi, un po' in ritardo ma sono arrivati. 
Venerdì, il controllo lo faccio sempre di venerdì, sono tornato paziente oncologico. 
Il giorno della visita, seppur non mi aspetto sorprese perché vedo prima gli esami, ho sempre addosso l'ansia, il timore che qualcosa che non avevo preso in considerazione possa presentarsi e, all'improvviso, stendermi con un colpo preciso.
In questa altalena di sentimenti trova posto anche il piacere di sentirsi dire dal dottore che tutto è a posto, vivo per quel momento dal primo giorno in cui ho avuto la diagnosi. 
La parola vivo ha un doppio significato: vivere per qualcosa e essere vivo, è insieme azione e speranza, affetto e cura.
I primi tempi era un giudizio su come si stava procedendo con le terapie per affrontare la malattie, poi, col tempo, i dati si sono stabilizzati e l'attesa è sempre quella di non avere sorprese.
Però non mi basta mai, vorrei sentirmelo dire in loop sino alla fine del mondo: tutto a posto, tutto a posto, tutto a posto, tutto a posto... 
Non ci sia abitua mai, anche dopo 19 anni dalla diagnosi e 17 dal trapianto da donatore non consanguineo.
Non è una proiezione sul futuro, "vedrai che andrà tutto bene", ma un concreto presente "va tutto bene".

Ho dei piccoli rituali che ripeto ogni qualvolta devo andare in via Venezian, uno di questi è passare a salutare in reparto i medici, il primario e chi lavora con loro.
Però, stavolta, è successa una cosa speciale, dalla stanza del Prof., il primario, sono usciti lui e Vittorione, non ci credevo era come se avessi avuto in mano l'asso di quadri a scopa d'assi, mi hanno salutato con grande affetto.
La giornata era partita bene, poi si è un po' spenta, poi ho avuto una visita e si è riaccesa, infine, la seconda visita, quella decisiva, all'Istituto dei tumori di cui ho appena scritto.
Vedendo loro, come si dice, ho svoltato non solo la giornata ma anche la settimana.
Non è mai facile ed è sempre faticoso, il finale questa volta però è stato esplosivo. 
Ogni volta l'interrogativo torna al saltellarmi nel cervello, 
cosa conta nella vita?
Io lo so: superare il controllo, il referto in ordine per quanto riguarda gli indicatori di malattia è il lascia passare per la pace e la felicità e il piacere di condividere tutto questo con chi mi vuole bene. 
Ci sono anche le piccole ombre, sono gli strascichi della quotidianità, l'ansia, il senso di inadeguatezza, le parole dette con disprezzo da chi ti ronza intorno. Si impara conviverci ma fanno, male e fanno consumare un sacco di energia. Energia che mi piacerebbe dedicare a quello che mi piace come stare con chi mi apprezza
Stare con quelli che sono sempre stati con me, in ogni momento e quelli che sono arrivati dopo ma lo hanno fatto con garbo e delicatezza.
Il girono del controllo, quando va bene, mi piacerebbe che non finisse mai, la positività che sento è difficile da descrivere, così come è stato difficile conquistarla.

Come sempre il mio pensiero va a chi si trova immerso nella malattia, a chi ha il coraggio di affrontare cure e trattamenti faticosi. Penso a chi è spaesato, come ero spaesato io, penso a chi è spaventato come ero spaventato io, penso allo sfinimento dopo le terapie, come ero sfinito io.
Purtroppo non ho nessun superpotere, nessuna ricetta per metter fine a tutto questo, posso solo descrivere la mia esperienza e posso dire solo tre cose 
La fortuna conta, tuttavia bisogna sapere che la ricerca lavora affinché il suo peso sia sempre meno importante; quando è successo a me le terapie di oggi non erano nemmeno ancora state concepite
la seconda cosa è di avere fiducia in chi ci segue e in chi ci cura amorevolmente
la terza cosa è che tutto è maledettamente lungo, lunghe attese, tempi lunghi, bisogna esercitare la virtù della pazienza. Procedendo un passo dopo l'altro si riesce ad arrivare in cima, a scavalcare il picco della componente monoclonale.

Donate per la ricerca.

Vi voglio bene.

Vola e balla sul cuore malato illuso sconfitto poi abbandonatoSenza amore dell'uomo che confonde la luna con il soleSenza avere coltelli in mano ma nel suo povero cuoreAllora vieni angelo benedetto prova a mettere i piedi sul suo pettoE stancarti a ballare al ritmo del motore ed alle grandi paroleDi una canzone canzone d'amore Ecco il misteroSotto un cielo di ferro e di gesso l'uomo riesce ad amare lo stessoAma davvero senza nessuna certezzaChe commozione che tenerezza (Lucio Dalla)


martedì 18 aprile 2023

Oggi è il giorno in cui SONO NATO DOPO MIO FIGLIO: 17 anni dal trapianto

 


Oggi, come ogni anno dal 2006 festeggio il mio secondo compleanno, oggi, 17 anni fa mi somministravano le cellule staminali della mia donatrice, è il trapianto di midollo osseo che mi ha salvato la vita.

Sono fortunato, è passato tanto tempo e sto bene, la malattia è in remissione.

Essere libero dalla malattia è bellissimo, tuttavia spesso sento il peso di quello che ho vissuto; la diagnosi, le cure, i controlli.

Non sono stati, e non sono, anni facili, ne sento il peso sulle spalle, forse sono invecchiato; l'ansia mi divora, ho sempre paura di non riuscire a fare le cose, anche le più elementari.

Il lavoro ha un ruolo fondamentale in tutto questo, è da lì che arrivano gran parte dei pensieri; l'importanza che riveste è enorme, certamente perché è la fonte di sostentamento, ma anche perché è quello che mi fa sentire come gli altri, nonostante il cancro e i timori che esso porta con se. 

In questi 17 anni è cambiato tutto: il mondo, io, mio figlio, le terapie per il mieloma. 

So che sembrerà un ossimoro ma sono in uno stato di felicità malinconica. 

Vivo, parola meravigliosa, grazie a chi mi ha donato il suo midollo, un gesto di altruismo senza pari, più della vita cosa si può donare a un essere umano? Tuttavia, mi accorgo di vivere in una fase incerta della Storia, una fase in cui essere individualisti, egoisti e sprezzanti verso il prossimo, verso i più fragili, paga dividendi molto alti.

Non dico che tutti siano così, ma in molti ambienti si ritrova questo sentimento e per farvi fronte, per sopravviverci dentro, si consuma molta energia. Sono costretto a giocare sempre in difesa.

Dopo la malattia non sono diventato più forte, al contrario, mi sento fragile. Conosco quello cui si può andare incontro; ci sono i modi per uscirne, pochi, e quelli per rimanere intrappolati, tanti. 

Io ho trovato una strada, che sto percorrendo ancora oggi, la fragilità è come quella della corda lisa, consumata. Continua a funzionare, ma il rischio che si spezzi è sempre lì a tenerti compagnia. 

Tirando la famosa riga, quella di un bilancio, vedo, però, tutto con positività; il famoso bicchiere è sicuramente mezzo pieno. 

Ho una rete affettiva, composta da familiari e amici, molto solida, e una rete sanitaria (medici e psicologi) altrettanto robusta, questo mi consente di resistere alle trappole del disagio provocato da tutto quello che mi sembra che non vada. 

Un consiglio che mi sento di dare è di chiedere aiuto a chi è competente, di resistere il più possibile; non è detto che basti ma, noi, più che "provarci" non possiamo fare altro.

Un grazie immenso è per tutti coloro che durante tutta la mia vita mi sono stati vicini, li ricordo tutti. 

Un abbraccio.

Marco

Qui trovate il link al mio libro in cui racconto la mia storia https://www.amazon.it/figlio-Vivere-mieloma-cancro-inguaribile/dp/8831984896


sabato 17 dicembre 2022

un altro passo in avanti


È difficile scrivere oggi che se ne è andato Sinisa, anche lui colpito da un cancro del sangue.
È difficile perché è il giorno in cui ho fatto il mio controllo, il referto è semplice quanto chiaro 

NON SI EVIDENZIA ATTIVITA' DI MIELOMA MULTIPLO.

Natale per me è arrivato in anticipo

Parlando in termini matematici, uno dei componenti dell'equazione per la mia felicità.
Sono ripassato dall'Istituto  dei Tumori di Milano (dove sono in cura dal 2005), dove ho fatto un numero infinito di controlli, dove ho parlato con tante persone; ho scritto un libro; mi sono confrontato con altri pazienti e sono arrivato a una conclusione molto semplice, ma che mi sento di ribadire: il culo conta.

Non sto dicendo che è solo una questione di culo, l'impegno, il coraggio, la resistenza, la tenacia, l'attenzione ci devono sempre essere. 

Lo dico da persona che si reputa fortunata, pur nella sfiga di quello che è successo.
Davanti a certi eventi siamo inermi; l'uomo (e la sua coscienza) si sono dotati di strumenti retorici per cercare di aggirare/anestetizzare concetto di fortuna, fato, destino e così  si pensa, secondo me, che comportandosi in un certo modo, poi, alla fine, i risultati arriveranno.

Non sempre è così, solo che non ci vogliamo credere, pensiamo (o ci hanno fatto pensare) che la volontà sia onnipotente. A meno che non entriate in quel meraviglioso mondo disneyano che Linkedin rappresenta: dove tutti hanno solo successi, forza di volontà, capacità, bravure da raccontare. 
Dove ogni riga del profilo e ogni post sono mattoni per fortificare il proprio ego.

Purtroppo non è vero che volere è potere, è solo un modo per consolarci o per farci sentire in colpa se le cose non vanno come avremmo voluto.
E' così in tutte le situazioni che viviamo giorno per giorno, vale ancora di più per la Vita e di chi se ne prende cura.

Ad esempio, molto banalmente, la maggioranza di noi è fortunata a vedere la guerra (che non dovrebbe esserci e siamo tutti d'accordo) solo dai filmati in tv. 
Qualcuno si sentirebbe di dire che la popolazione ucraina non voglia a tutti i costi sopravvivere?
Per non parlare di chi si imbarca per un viaggio lungo e cerca di arrivare in Europa (dove la guerra, la fame, la carestia, le conosciamo solo perché ne parlano sui media coloro che ne sono stati in contatto; loro non possiamo pensare che non vogliano a ogni costo cambiare vita, opporsi a un destino oscuro?
Lo stesso funziona con la malattia, nessuno vuole morire. Nessuno

Conosco molte persone che sono in ballo con le terapie per tumori del sangue: linfomi, leucemie, mieloma, tutte si danno da fare con tutta la forza che hanno, sopportando terapie durissime. 
Tutti vogliono vivere, tutti hanno diritto alla felicità, a una buona qualità della vita, alle terapie migliori.
Loro (e anche quelli che non conosco impegnati a contrastare il cancro) sono miei fratelli.
Per questo mi impegno a collaborare con AIL in tutte le circostanze che posso.
Mi rendo conto, da privilegiato (visto che ho una lunga remissione) che devo restituire qualcosa di quello che ho avuto e lo faccio con quello che ho a disposizione: la mia storia.

Io non posso dire coraggio, io devo dare coraggio, spiegare che le terapie ci sono, che bisogna impegnarsi
Io non posso dare una pacca sulla spalla e dire "ce la farai", io devo darti me stesso e dirti "raccontami, dimmi in cosa ti posso aiutare"
Io non posso accontentarmi di domande generiche del tipo come stai?, domanda che non faccio mai; io devo cercare di tranquillizzarti cercando di dirti che le soluzioni, rispetto a quando è successo a me si sono moltiplicate.

Parlo di tutto questo anche nel mio libro Sono nato dopo mio figlio in cui racconto tutto il mio percorso e che potete trovare qui https://www.amazon.it/figlio-Vivere-mieloma-cancro-inguaribile/dp/8831984896






Vi voglio bene fratelli, buone feste e donate per la ricerca vi lascio con le parole di Bob Marley
don't give up the fight

Rise up this mornin'
Smile with the risin' sun
Three little birds
Pitched by my doorstep
Singin' sweet songs
Of melodies pure and true
Sayin', "This is my message to you, whoo-hoo"

Singin', don't worry, about a thing
Worry about a thing, no
Every little thing, gonna be all right
Don't worry
Singin', don't worry, about a thing
I won't worry!
'Cause every little thing, gonna be alright


 



venerdì 27 maggio 2022

Controllo ok: meraviglia e gioia






Per l'ennesima volta sono andato all'Istituto, con il mio pacco di carte, impegnative, referti, certificati.
Tutta roba che alla fine della visita diventa vecchia.  Lo so benissimo, ma me la porto lo stesso, come la coperta di Linus. 
Serve a ricordarmi il motivo per cui oggi sono qui: il controllo. 
Ogni volta è speciale, ma questa volta di più.
L'infermiera mi riconosce, tira fuori il mio libro dal cassetto e, emozionata, mi chiede dedica e firma. Non me lo aspettavo. 
Il piacere che provo è grandissimo, non perché sono io l'autore, non è una roba di ego. 
No, provo piacere perché lei è sempre in mezzo alle persone con il Cancro e con il suo lavoro le aiuta.
Poi è il mio turno, la dottoressa mi chiama, luminosa come sempre Giulia mi dice che gli esami sono a posto, anche la visita va bene. 
Sono stravolto dal caldo, e lei mi dice: "il tuo libro sta aiutando i pazienti. Quando vengono qui mi chiedono se la Giulia del libro sono io. E io dico di sì che sono io". 
In quel momento penso, scrivere e pubblicare un libro cui tieni è bellissimo, sapere che puoi aiutare qualcuno è ancora meglio. Nella mia testa ringrazio le decine di persone che si sono date da fare per salvarmi la vita dentro questo ospedale.

Questa è la copertina del mio libro che potete trovare qui https://www.amazon.it/figlio-Vivere-mieloma-cancro-inguaribile/dp/8831984896

La mia meravigliosa ematologa è timida e per questo le voglio ancora più bene. 
È la sua voce, che dice "tutto a posto, torna dicembre", a regalarmi la felicità di un attimo coltivato per mesi, con gli esami strumentali e quelli del sangue. 
Poi tutto si compone e io mi emoziono quando ho in mano il mio referto.
Questo succede sempre anche se, dopo 16 anni, dovrei essere abituato. 
Ma alla felicità, visto che viene dopo la sofferenza, non ci si assuefa mai.
Sono fortunato, lo so; non per tutti va così. Io mi sono impegnato, ma tutti si impegnano.
A volte, però, basta una parola detta da qualche testa di cazzo a incrinarmi l'umore.
Ci casco sempre come un fico maturo. 

Sono in tanti che mi cercano, ma non per recensioni, presentazioni, firma copie, no mi cercano i pazienti per chiedermi dei consigli, per chiedermi qual è stato il mio percorso. I miei canali sono sempre aperti a queste richieste. A volte basta solo un piccolo consiglio, poiché non sono ematologo non so dare tutte le risposte. 

E' stata una settimana incredibile con lo scudetto rossonero (la cui gioia ho condiviso con i miei amici) e poi la visita e il controllo che mi hanno fatto lievitare da terra. 
Per entrambi ho avuto una tensione incredibile che, poi, si è sciolta.
C'è anche il lavoro con le sue ansie e le sue piccolezze, i suoi non detti, la sua fatica, ho sentito tutto sulla mia pelle. La fatica, la sofferenza quotidiana, fino arrivare al momento di gioia e di felicità provocata dallo sguardo nell'ambulatorio. Lo stare bene che non vuol dire avere vinto, non ho vinto niente, solo so che i mie esami sono a posto, non ho coppe da alzare, al massimo una foto in cui sorrido. Sulle carte rimane il monito a non fare sforzi e a non subire stress emotivo.

Un abbraccio a tutti i  fratelli in terapia, un abbraccio a chi non ce l'ha fatta, un evviva per chi ha buoni risultati.
State vicino a chi ne ha bisogno.
Vi voglio bene 
Donate per la ricerca


Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te
Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te
Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te
Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te

Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te
Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te
Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te
Cosa posso fare?
Tutto quello che voglio è essere vicino a te

(Next to you, The Police)


domenica 17 aprile 2022

18/04/2006-18/04/2022 16 anni dal trapianto il giorno in cui SONO NATO DOPO MIO FIGLIO

 Sono passati  sedici anni, sedici anni di vita, sedici anni da quando sono nato dopo mio figlio. Tanti sono gli anni che sono trascorsi da quando è arrivata la sacca dal Minnesota con le cellule staminali della mia donatrice (che non conosco e che non conoscerò) e che, dopo il condizionamento (fatto di chemio ad alte dosi), è stata attaccata alle mie linee e alle pompe. 

L'infusione è durata una mezzora o poco più, ogni goccia era una goccia di vita. E, lì con me, c'era la mia magica dottoressa coi capelli rossi che, insieme a quello alto con il pizzetto, sono stati adottati da me e la mia famiglia. 

Quest'anno è speciale perché viene dopo la pubblicazione del mio libro SONO NATO DOPO MIO FIGLIO - LAURANA EDITORE  (lo trovate qui https://www.amazon.it/Sono-nato-dopo-mio-figlio/dp/8831984896in cui ho potuto raccontare la mia storia. E oggi è proprio il giorno che spiega il significato del titolo. Da allora sono in remissione dal Mieloma, il cancro del sangue che mi aveva  colpito e che è stato curato dai miei dottori dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano:  quelli che mi hanno salvato la vita insieme alle cellule arrivate dall'America.


Sono stato fortunato, così come lo sono tutti coloro che ce la fanno: non esistono vincitori nella malattia, semplicemente perché non si può dire che chi non ce la fa sia uno sconfitto. Sarebbe una sconfitta per tutti.

Il libro è dedicato oltre che alla mia famiglia a tutti quelli che hanno lottato, che stanno lottando, che ce la faranno e soprattutto a chi non ce l'ha fatta. Questi ultimi meritano tutto il nostro rispetto, se qualcuno pensa che non si sono impegnati abbastanza e me lo dovesse dire, sappia che mi incazzo seduta stante.

Ho conosciuto la felicità perché ho conosciuto la sofferenza. 

Ci sono persone che sono fortunate e non si rendono nemmeno conto di quanta fortuna hanno a non aver conosciuto il dolore e lo sconforto, ma sono insoddisfatti, perché non hanno raggiunto il budget o non sono riusciti a comprare quelle scarpe che volevano tanto. 

Sono anime vuote, poi ci sono le anime di merda, sono quelle di chi tratta male gli altri, fregandosene dei sentimenti e dell'umanità, ne ho visti tanti. La chemio, le pompe, i trattamenti, il trapianto, le rinunce, le paure, le attese, la morte di chi è con te in sala di aspetto, ti scarnifica. Ti porta all'essenziale e, contemporaneamente, a un punto di vista fatto di purezza e limpidezza. Quella stessa purezza e limpidezza che ti fanno riconoscere e trovare le anime ricche, come quelle di chi mi ha salvato la vita, come quelle di chi ogni giorno deve fare delle terapie pesanti. 

Io sono dalla vostra parte e dalla parte di tutti i fratelli che sono colpiti da questa malattia schifosa, si perché il cancro fa schifo. Non importa se uno è famoso o sconosciuto, sono tutti miei fratelli perchè tutti, ma proprio tutti, patiscono patologie e terapie. Piangono, sono preoccupati insieme ai loro cari.

La copertina l'ho scelta per cercare di trasmettere, luce, pace, tranquillità.

Chi salva una vita, salva il mondo intero. (Talmud)

Clicca qui per vedere la mia intervista RaiTre sul mio libro 

#dontgiveupthefight 

Grazie a tutti

Grazie a Milano.








venerdì 17 dicembre 2021

anche stavolta è andata bene

Anche questa volta è andata. 

Controllo superato. Sono passati 15 anni e mezzo dal trapianto. Ho rivisto la mia ematologia sempre sorridente e ho compiuto il rito del cioccolato. A ogni Natale porto una scatola di cioccolatini all'ambulatorio e una al reparto. È un atto che compio con il cuore per chi è lì con il compito di dare sempre una risposta, di non lasciarlo mai solo e di salvargli la Vita.
Come dice il Talmud
 chi salva una vita salva il mondo intero 

Ogni controllo è diverso dal precedente. Cambiano le situazioni e quello che ci accade intorno. 
Questa volta è arrivato dopo la pubblicazione del mio libro sull'esperienza con il mieloma. Parlo di esperienza e non di testimonianza, parlo di un vissuto che diventa collettivo quando senti gli altri  - e sentire lo intendo in modo sensoriale e non uditivo. 
Sono gli altri pazienti che costruiscono la tua esperienza, con la loro presenza, con la loro sofferenza, con la loro lotta. C'è chi ce la fa e chi non ce l'ha fatta. Ci ha provato, ha messo tutto se stesso, ma non c'è più. E nell'esperienza rientrano i fratelli che c'è l'hanno fatta e i fratelli che non ce l'hanno fatta. Che hanno sofferto, che hanno sperato, che sono stati amati. 
Il mio libro è anche, e soprattutto, per loro. 
La testimonianza è invece quello che ho vissuto io, sulla mia pelle. Pelle che brucia a ogni controllo, pelle che si rinnova, pelle che ho salvato. 
Tutto quello che ho scritto nel libro, e per il quale ci ho messo 10 anni, oggi l'ho rivissuto in mezz'ora all'istituto dei tumori.
 L'ambulatorio, il reparto, le persone, i dottori, gli infermieri, odore del conservante delle cellule, del disinfettante, dei buchi, delle pompe, dei flaconi, della stanchezza, della volontà, del culo: sono lì nel mio cervello. 
Oggi ho schiacciato il bottone e tutto è ripartito, condensato come un time lapse; solo che, per fortuna, il finale adesso lo conosco già.
Ci sono poi altri bottoni che, se li schiacci, ti portano da un'altra parte, divertente, appassionante, di fratellanza, di colori 🔴⚫, e ti senti in un ambiente protetto e libero allo stesso tempo, dove non esistono differenze. È la mia chat, il mio club che mi sostiene. E anche se a prima vista può non sembrare "c'è anche gente valida".
Finisco dicendo due cose: ci vuole culo e esprimo il bisogno fisico della gratitudine, dell'affetto (come una vecchia canzone di Finardi) e di amicizia.
Grazie
#dontgiveupthefight
Donate per la ricerca
Donate il midollo osseo
Comprate il mio libro 😉

Mi piace guardare e fotografare
Cogliere una immagine da fissare
Perché se dal futuro voglio avere dell'affetto
Devo imparare a vivere il presente con rispetto
E non mi piace chi mi dice di portar pazienza
Chi si fa strada con la violenza
E chi sta lì dietro alla sua fede
E non dubita mai di ciò che crede

(E. Finardi Affetto)

martedì 2 novembre 2021

Sono nato dopo mio figlio - il mio libro


Ci siamo il momento è arrivato esce Sono nato dopo mio figlio, li libro cui tengo di più quello a cui ho dedicato più vita, quello che racconta la mia vita. E soprattutto racconta la mia vita di lungo sopravvivente al Mieloma, un cancro del sangue molto cattivo e aggressivo.


Grazie a una donatrice di midollo osseo e all'equipe stratosferica dell'ematologia dell'Istituto dei tumori di Milano, la mia vita è stata salvata. Quando abbiamo deciso di avere un figlio avevo già la diagnosi e i medici ci avevano dati un ultimatum provateci in questi pochi gironi prima della chemio e comunque congelate i gameti. Ci abbiamo provato ed è andata bene: non sapevo però se mio figlio lo avrei visto crescere o, più realisticamente, conosciuto. Quando ho affrontato il trapianto definitivo, quello che ha fatto rinascere, Lorenzo aveva solo pochi mesi. Così sono nato dopo di lui. Racconto il dopo, racconto gli incontri che ho fatto, racconto cosa ho imparato. Ho conosciuto la più alta nobiltà d'animo - quella della mia donatrice - che con il suo gesto, senza chiedere nulla, mi ha salvato (e donato) la vita. Ma ho conosciuto anche ego ipertrofici, la meschinità, l'avidità e l'aridità degli essere umani. 
Non siamo tutti uguali e non siamo artefici del nostro destino. 
Ci vuole culo.
Racconto, infine, anche di questo blog che è stato il mio primo tentativo di esprimere ciò che sentivo e la mia riconoscenza tutti quelli che mi hanno aiutato.
Salute e pace, fratelli
DONATE PER LA RICERCA


Il libro è disponibile in tutte le le librerie
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